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Malattie Psichiche e Disturbi
Alimentari
Senza
l’intenzione di voler affrontare in maniera sistematica, organica
ed esaustiva le problematiche inerenti l’argomento in questione
(che richiederebbero un vero e proprio trattato), in questa, come
nelle altre introduzioni alle sezioni mediche del sito dell’Osservatorio
Nazionale sulla Salute della Donna, cercheremo, dopo una breve premessa
di carattere generale, di focalizzare l’attenzione su alcune
specifiche tematiche di particolare interesse e rilievo per il mondo
femminile.
Le sindromi ansiose (disturbo d’ansia
generalizzato, nevrosi ossessiva-compulsiva, attacco di panico) e depressive (distimia, depressione maggiore, disturbo
bipolare) ed i disordini alimentari su base psichica (anoressia nervosa e bulimia) sono patologie che si declinano principalmente
al femminile, nel senso che sono nettamente prevalenti nelle donne
rispetto alla popolazione maschile. Le cause di ciò non sono
ancora completamente note, anche se probabilmente intervengono contemporaneamente
vari fattori di tipo genetico, biologico, ormonale, sociale ed economico.
Le donne presentano un rischio circa triplo di sviluppare una depressione maggiore rispetto agli uomini. Molte pazienti manifestano i primi
sintomi depressivi tra i 20 ed i 30 anni. Allorché una donna
ha lamentato una crisi depressiva, presenta il 50% di possibilità
di avere ricadute di malattia nel corso della vita.
I disturbi depressivi maggiori possono essere associati, nella paziente
gravida, a parto prematuro, basso peso alla nascita del neonato,
rischi suicidari. E’ importante quindi un trattamento farmacologico
adeguato anche della gestante con depressione maggiore. I triciclici
e alcuni inibitori del reuptake della serotonina sembrano essere
sufficientemente sicuri da un punto di vista teratogenico.
Per quanto concerne il disturbo
bipolare, non esistono evidenze certe di una sua maggiore
frequenza nel sesso femminile. In ogni caso, rispetto ai maschi
affetti, le donne presentano una prevalenza della componente depressiva
rispetto a quella maniacale.
A proposito del trattamento dei disturbi bipolari in gravidanza,
va segnalato che l’uso del litio va considerato di prima scelta.
Quando il litio viene utilizzato nel primo trimestre di gravidanza
è raccomandato un monitoraggio ecocardiografico fetale per
un lieve rischio (1 caso ogni 150 neonati esposti al litio durante
la fase di organogenesi) di anomali cardiache. Occorre sottolineare
che l’uso del litio nel secondo e terzo trimestre, quando
il cuore si è gia sviluppato, è invece esente da rischi.
Riteniamo opportuno soffermarci in modo
più specifico, in questa introduzione, sulla anoressia
nervosa (di cui la bulimia rappresenta
una variante clinica, caratterizzata dalla presenza di periodi di
sovralimentazione, seguiti da vomito autoprovocato), in quanto questa
patologia, da un punto di vista epidemiologico, sta assumendo sempre
più negli ultimi anni, tra le adolescenti e le giovani donne,
i connotati di una vera e propria emergenza sanitaria. L’anoressia
nervosa interessa nel 95% dei casi pazienti di sesso femminile.
Insorge abitualmente prima dei 25 anni di età (di solito
in epoca adolescenziale, tra i 15 ed i 18 anni). Si calcola che
circa il 5% della popolazione giovanile soffra di disturbi alimentari.
Secondo alcune teorie psicopatologiche, alla base della anoressia
esisterebbe un rapporto conflittuale con la madre, considerata dominante
ed iperprotettiva. Il rifiuto del cibo rappresenterebbe dunque inconsciamente,
nella ragazza anoressica, il rifiuto della figura materna.
L’anoressia nervosa ha generalmente come primo segno caratteristico
la scomparsa dei cicli mestruali: la presenza di una amenorrea in
una ragazza con calo ponderale significativo ed assenza di patologie
organiche deve dunque far sospettare immediatamente la presenza
di una anoressia nervosa. Stanchezza, insonnia, gonfiore addominale,
formicolii diffusi, ipotensione arteriosa, caduta dei capelli e
demineralizzazione ossea costituiscono altri sintomi e segni, anche
se generalmente più tardivi, della malattia.
L’anoressia nervosa è gravata da elevati tassi di mortalità,
in particolare allorché il peso corporeo scende al disotto
dei 35 chilogrammi. Preoccupante è anche la elevata frequenza
dei suicidi in soggetti affetti dalla patologia. L’anoressia
nervosa presenta il più elevato tasso di mortalità
tra le malattie psichiatriche, se si esclude l’abuso di sostanze
stupefacenti.
L’anoressia nervosa è dunque una patologia spesso devastante
e ad esito potenzialmente infausto. Si evince da ciò l’importanza
di una diagnosi precoce, in particolare da parte del medico di famiglia,
e di un trattamento adeguato (alimentazione forzata, ad esempio
con sondino nasogastrico e con apporto calorico di 3000 Kcal al
giorno, terapia comportamentale, terapia familiare, terapia farmacologica),
al fine di evitare vere e proprie tragedie personali e familiari.
Per concludere questa breve introduzione
alle patologie psichiatriche in ambito femminile, segnaliamo una
considerazione importante riguardante le pazienti affette da sindromi
psicotiche. Le donne trattate con antipsicotici dopamino-antagonisti
presentano un aumento del 16% del rischio di sviluppare un carcinoma
mammario. L'aumentato rischio è dose-correlato. Gli antipsicotici
ad azione antidopaminergica, come noto, aumentano i livelli di prolattina
circolante. Alcuni studi dimostrano che il loro uso è associato
ad un significativo incremento del rischio di carcinoma della mammella.
Le donne sottoposte a terapia con farmaci antipsicotici dopamino-antagonisti
devono quindi essere sottoposte a frequenti controlli senologici,
con esame clinico e mammografia.
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