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Relazione tra infezione da HPV e tassi di successo delle tecniche di fertilizzazione in vitro
04/12/2006
Le donne con infezione genitale da Human Papillomavirus (HPV) presentano tassi di gravidanza ridotti quando sottoposte a tecniche di fertilizzazione in vitro.
Il virus HPV (Human Papillomavirus) è stato oggetto in questi anni di approfonditi studi, particolarmente in merito alla sua capacità di provocare l’insorgenza di tumori della cervice uterina nella popolazione femminile. In questo ambito, il suo ruolo è ritenuto talmente decisivo, che sono stati recentemente messi a punto e commercializzati vaccini contro i suoi ceppi maggiormente oncogenici, al fine di attivare su scala mondiale una vasta azione di prevenzione. Meno noti sono invece gli effetti dell’infezione genitale da Human Papillomavirus sulla capacità di procreare. A tale proposito, Steven D. Spandorfer ed i suoi collaboratori del Center for Reproductive Medicine and Infertility del New York Presbyterian Hospital, all'interno del Weill Medical College of Cornell University di New York, hanno condotto uno studio, pubblicato nel mese di Settembre 2006 dalla rivista internazionale Fertility and Sterility, con lo scopo di verificare se l'infezione cervicale da Papillomavirus umano possa ridurre la possibilità di avviare con successo una gravidanza, in donne sottoposte a tecniche di fertilizzazione in vitro. Secondo quanto rilevato dai ricercatori statunitensi, le pazienti sottoposte a tecniche di fecondazione assistita, nelle quali sia stata rilevata la presenza di una infezione da Human Papillomavirus, diventano gravide meno facilmente rispetto ai soggetti non infetti. Nello studio in questione sono state coinvolte 106 donne, in attesa di sottoporsi a tecniche di fertilizzazione in vitro, sottoposte a screening con tests diagnostici atti a identificare possibili infezioni da Human Papillomavirus, Virus dell’Immunodeficienza acquisita (HIV) e Chlamidia, ovvero dai batteri responsabili della gonorrea e della sifilide. Il gruppo di soggetti esaminato si è mostrato negativo a tutti i tests, eccetto 17 donne, risultate positive unicamente all'infezione da Human Papillomavirus. Dopo l'esecuzione delle procedure di fertilizzazione in vitro sull'intero campione esaminato, dall'analisi dei tassi di gravidanza è emerso che le pazienti con infezione da Papillomavirus umano presentavano possibilità ridotte di contrarre una gravidanza (solo 4 su 17 , cioè il 23.5 %), rispetto alle donne HPV-negative (51 su 89, cioè il 57.0 %). "Rimane aperta la discussione in merito al ruolo dello Human Papillomavirus nella infertilità femminile”, affermano Steven D. Spandorfer ed i suoi collaboratori, commentando il loro lavoro clinico sulle pagine di Fertility and Sterility. In particolare, non è ancora noto con sufficiente chiarezza se l’HPV determini un danno diretto a carico delle strutture genitali, ovvero se esso agisca attraverso un meccanismo di tipo immunologico, in grado di compromettere la fertilità. In ogni caso, l’esecuzione di un test per l'individuazione dell'infezione da Human Papillomavirus è necessaria nella pratica clinica, al fine di individuare preventivamente, tra le pazienti da sottoporre ad un trattamento di fertilizzazione in vitro, quelle a maggior rischio di insuccesso.
Fonti:
Spandorfer SD et al.: "Prevalence of cervical human papillomavirus in women undergoing in vitro fertilization and association with outcome", Fertil Steril. 2006 Sep;86(3):765-7.




