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La soluzione per l'osteoporosi? Forse l'abbiamo già «in testa»


04/03/2010

​Rilanciamo un articolo tratto da “Corriere Salute” online.

Uno studio pubblicato sulla rivista “PLoS ONE”, potrebbe aprire nuovi scenari nella lotta all’osteoporosi. La ricerca ha investigato le differenze tra le ossa del cranio, che non invecchiano e resistono alle fratture nel corso degli anni, e quelle del corpo, che tendono invece a diventare fragili e a fratturarsi. Tali differenze avrebbero una base genetica. In particolare, studiando le ossa dei topi, i ricercatori hanno evidenziato un differente comportamento di ben 1236 geni nelle ossa della testa rispetto a quelle del resto del corpo. Scoperta originale, che richiede però ulteriori studi per confermare la differenza genetica tra i vari distretti scheletrici.

​MILANO - La chiave per contrastare l’osteoporosi? Forse ce l’abbiamo già in testa. Se, infatti, con l'avanzare dell'età, le ossa di braccia e gambe diventano fragili e tendono a fratturarsi, soprattutto se non si fa esercizio fisico costante, al contrario, quelle del cranio, pur essendo poco «allenate», non invecchiano e resistono alle fratture nel corso degli anni, anche nelle donne in menopausa, che pure sono più esposte ai problemi di fragilità delle ossa. Ma perché la testa rimane “dura”? A spiegarlo per la prima volta è stato un gruppo di ricercatori della Queen Mary University di Londra.

LO STUDIO - Il loro studio, pubblicato sulla rivista PLoS ONE, potrebbe aprire nuovi scenari nella lotta all’osteoporosi. «Finora pensavamo che le ossa fossero tutte uguali, ora abbiamo dimostrato che esistono differenze tra quelle del cranio e del corpo», afferma uno degli autori dello studio, il biologo Simon Rawlinson. Le differenze sono così profonde che, secondo i ricercatori, trovano le loro premesse nei primissimi anni di vita, probabilmente già nel ventre materno. Gli studiosi hanno svolto anche un dettagliato studio dei due tipi di ossa, individuando quali cellule sono presenti in arti e cranio dei topi. Hanno così scoperto che ben 1236 geni - circa il 4% del genoma - si comportano in modo diverso nelle ossa della testa rispetto a quelle del resto del corpo. «Siamo riusciti a capire meglio come si sviluppa il fenomeno dell’invecchiamento osseo e come agisce l’osteoporosi – continua Rawlinson -. Ora si aprono nuove prospettive di ricerca che ci permetteranno di capire meglio come curare l’osteoporosi o addirittura come prevenirla».

CONSEGUENZE - «Si tratta di una scoperta originale, ma siamo ancora a uno stadio iniziale della ricerca - commenta il professor Salvatore Minisola, docente di medicina interna all’Università La Sapienza di Roma e responsabile dei servizi assistenziali per le malattie metaboliche dello scheletro al Policlinico Umberto I – . Occorreranno altri studi per confermare la differenza genetica tra i vari distretti scheletrici. Certo, potrebbero esserci in futuro ripercussioni pratiche nel trattamento dell’osteoporosi. Per esempio, un tipo di manipolazione genica potrebbe essere utilizzato in caso di fratture, iniettando cellule staminali nel focolaio, in modo da rendere il callo osseo più resistente». «Al momento - conclude il neopresidente della Società italiana dell'osteoporosi, del metabolismo minerale e delle malattie dello scheletro (Siommms) - sappiamo che la nostra struttura ossea è condizionata per circa il 75% dai geni. Ma diversi studi, in particolare quelli condotti sui gemelli, hanno confermato che, a parità di patrimonio genetico, sviluppa una massa ossea più solida il gemello che fin da piccolo riceve un maggior apporto di calcio e vitamina D nella dieta». Maria

Giovanna Faiella

Fonti:
Simon C. F. Rawlinson et al. Adult Rat Bones Maintain Distinct Regionalized Expression of Markers Associated with Their Development. Received: June 5, 2009; Accepted: November 21, 2009; Published: December 21, 2009