Articoli scientifici
Primo trapianto di un bronco artificiale
04/03/2011
Rilanciamo un articolo tratto da “Corriere Salute” online.
Un articolo pubblicato sulla rivista “Annals of Thoracic Surgery” descrive tutti i dettagli del primo trapianto al mondo di bronco artificiale. L’intervento chirurgico è stato condotto nel 2009 da una équipe francese su un uomo di 76 anni, che oggi è in buona salute. Il bronco artificiale è costituto da un’aorta, prelevata da donatore e rinforzata con uno stent, che la mantenga rigida. La procedura è il risultato di dieci anni di studi.
MILANO - Oggi ha 78 anni ed è in buona salute, ma è un "sopravvissuto" a un tumore del polmone molto speciale: nell’ottobre 2009 ha ricevuto il primo trapianto al mondo di un bronco artificiale, evitando così la completa rimozione del polmone. A eseguire l’intervento, i cui dettagli sono pubblicati sulla rivista Annals of Thoracic Surgery, è stata l’équipe di Emmanuel Martinod all’Ospedale Avicenne di Bobigny, vicino a Parigi: i risultati vengono resi noti solo ora perché i chirurghi li hanno voluto valutare a distanza di un anno e più.
AORTA DA DONATORE - Il bronco artificiale è costituto da un’aorta, prelevata da donatore e rinforzata con uno stent, una specie di gabbietta che lo mantiene rigido. Il trapianto di tessuto aortico, già utilizzato in chirurgia vascolare (questi tessuti vengono conservati in apposite biobanche) presenta molti vantaggi perché non richiede trattamenti immunosoppressori, controindicati nei pazienti con tumore. Una volta impiantato, il tessuto dell’aorta viene "colonizzato" dalle cellule bronchiali che riescono a ricostituire il normale rivestimento del bronco costituito da epitelio cigliato (le cellule bronchiali, infatti, sono dotate di ciglia che servono a spingere il muco verso l’esterno). «La nostra procedura - ha dichiarato il chirurgo francese - è il risultato di dieci anni di ricerche». Queste ricerche sono state condotte nei laboratori di Alain Carpentier, conosciuto in tutto il mondo per aver messo a punto innovative bioprotesi cardiache.
DIECI PAZIENTI - La possibilità di trapiantare soltanto un bronco (quando il tumore è ben localizzato) permette, dunque, di evitare la rimozione completa del polmone, un intervento gravato da un’elevata mortalità post-operatoria, che può arrivare al 26 per cento nei primi novanta giorni dall’intervento. Quando, invece, il tumore è centrale, cioè localizzato più in profondità nel tessuto polmonare, il trapianto del bronco non è indicato ed è indispensabile ricorrere all’ablazione del polmone. Ora la tecnica verrà sperimentata su altri dieci pazienti.
Adriana Bazzi




