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Se la dieta è complicata si abbandona in fretta


19/02/2010

​Rilanciamo un articolo tratto da “Corriere Salute” online.

Uno studio tedesco-statunitense condotto su 390 donne ha analizzato la relazione tra la complessità di alcuni regimi alimentari-dietetici e la fedeltà ad essi. Il risultato è stato che una dieta la cui gestione sia complicata e richieda particolare applicazione, come ad esempio tenere il conto degli alimenti consumati e delle loro quantità, finisce per scoraggiare rapidamente anche le donne più volenterose,che tendono ad abbandonarla.

​MILANO - Stare a dieta è arduo. Ma diventa praticamente impossibile se il regime brucia-chili che si è scelto è complicato e richiede una certa applicazione: non c'è forza di volontà che tenga, le diete che vengono percepite come astruse o che mettono in campo troppe regole sono destinate quasi certamente a fallire. DONNE – L'affermazione, per la verità abbastanza intuibile, arriva da uno studio tedesco-statunitense del Max Planck Institute di Berlino e dell'università dell'Indiana, sul numero di febbraio della rivista Appetite, per il quale è stata analizzata la complessità oggettiva e percepita di due diverse diete in voga in Germania: la Brigitte, che fornisce a chi la fa addirittura la lista della spesa per il menu del giorno (a prova di incapace: poi basta semplicemente seguire le ricette), e la Weight Watchers, che invece assegna un punteggio ai cibi e prevede per ogni giorno un «monte-punti» che ciascuno può gestirsi in autonomia. I ricercatori hanno coinvolto quindi 390 volontarie che si sono sottoposte per otto settimane ai due regimi alimentari; all'inizio, a metà e alla fine del periodo le donne hanno risposto a un questionario che indagava la loro percezione della dieta. Jutta Mata, autrice dello studio, sintetizza così i risultati: «Chi segue una dieta che richiede di tenere il conto degli alimenti consumati e delle loro quantità finisce per avere l'impressione che sia difficile seguirla, e spesso l'abbandona in fretta». PERCEZIONE – L'effetto rimane pur tenendo conto di variabili che potrebbero «inquinare» il risultato, ad esempio l'autostima di chi si mette a dieta: anche chi pensa di essere capace di tenere duro, in pratica, non di rado getta la spugna se comincia a credere che districarsi fra calorie, punteggi, piatti consentiti e tentazioni a cui non cedere sia un'impresa troppo complicata. E non importa quanto oggettivamente sia ostica la dieta, conta che cosa ciascuno ne pensa. «Se la dieta è percepita come difficile, anche gli sforzi dei più volenterosi possono rivelarsi inutili», dice la Mata. Prevale insomma la sfiducia, entro breve tempo: la sensazione di non riuscire a farcela prende il sopravvento e l'abbandono è più che probabile ben prima di aver raggiunto gli obiettivi. La psicologa tedesca dà anche le caratteristiche che deve avere una dieta con buone probabilità di successo: «Valutatene diversi tipi prima di cominciare, ma poi sceglietene una che abbia regole che per voi siano semplici da ricordare e da seguire, con poche variabili da tenere a mente – consiglia Mata –. Se volete impegnarvi con regimi più complessi, che spesso garantiscono una maggiore variabilità dei menu, valutate quanto ritenete difficile monitorare i consumi o fare i calcoli necessari a comporre l'alimentazione quotidiana. Se vi sembra tutto un po' complicato, meglio passare ad altro: la probabilità di mollare presto è alta».

Elena Meli

Fonti:
Mata J et al. When weight management lasts. Lower perceived rule