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I sogni «spazzano via» i brutti ricordi


25/11/2011

​Rilanciamo un articolo di Corriere Salute: durante la fase Rem l’attività onirica smaltisce le sostanze chimiche dannose e «ripulisce» la memoria dal dolore.

​MILANO – Il tempo è la miglior cura e anche quello trascorso tra le braccia di Morfeo, sognando, ha il suo valore terapeutico e la sua funzione purificatrice. Lo sostengono da tempo gli esperti del sonno e un recente studio ne fornisce una spiegazione empirica e particolareggiata.

LO STUDIO - Gli esperti della dell’University of California a Berkeley hanno condotto un esperimento su un campione di 35 volontari sani: dopo aver mostrato loro per due volte 150 immagini ad alto impatto emotivo a distanza di un intervallo temporale di 12 ore (durante il quale metà del campione aveva riposato e metà no) hanno analizzato con uno scanner la loro attività cerebrale. E’ risultato che coloro che avevano rivisto le immagini in seguito a un periodo di riposo notturno reagivano in modo meno traumatico alla seconda vista delle istantanee. In sostanza i sogni della fase REM (quella che elabora la memoria relativa ed inconscia), ripulirebbero la memoria dai ricordi dolorosi, smaltirebbero le sostanze chimiche legate allo stress, come la norepinefrina, e regalerebbero una sorta di terapia spontanea.

L’AMIGDALA – Attraverso lo scanner gli scienziati hanno potuto osservare nei partecipanti che avevano sognato tra un test e l’altro una sensibile riduzione della reattività dell’amigdala, la porzione cerebrale deputata all’elaborazione delle emozioni. Questo ha permesso alla corteccia prefrontale, incaricata della gestione della razionalità, di tornare a guidare le risposte dei volontari, consentendo loro dunque di ridimensionare il vissuto. Nel caso della memoria più traumatica a volte però non funziona la terapia dei sogni, proprio perché i ricordi sono troppo forti e violenti e durante l’attività onirica si rivive l’intera esperienza.

FREUD E I SOGNI – L’effetto benefico e necessario del sonno è noto da tempo e in particolare l’esperienza onirica funziona come una sorta di terapia fondamentale per l’elaborazione dei ricordi e lo smaltimento dei traumi, grazie al suo valore di rappresentazione teatrale della realtà. L’aspetto interessante della ricerca consiste però nella differenza plateale tra i volontari sottoposti alla visione delle immagini dopo il riposo e coloro che hanno visto le istantanee alla mattina e alla sera, senza che tra le due visioni si frapponesse il sonno e i sogni. Come ha dichiarato il professore associato Matthew Walker l’intuizione potrebbe essere molto utile nella cura delle malattie mentali e dei disordini post-traumatici. «Nel sonno profondo i ricordi sono riattivati - commenta invece Els van der Helm (che ha guidato lo studio) - e vengono rivissuti in modo inedito, messi in prospettiva, integrati, ma la conditio sine qua non è l’espulsione delle sostanze chimiche delle quali è foriero lo stress, come la norepinefrina . Una bella dormita aiuta a vedere le cose in un’altra prospettiva: i ricordi brutti evaporano e si sta meglio. E’ esattamente ciò che è successo ai volontari di Berkeley. E’ come rivedere la realtà una seconda volta, da un punto di vista più razionale e meno emotivo.

(Fonte: Corriere Salute)