Articoli divulgativi
Ginnastica pelvica come rieducare quei dodici muscoli
15/02/2011
In gergo medico si chiama riabilitazione "perineale" o "uro-ginecologica". Una semplice ginnastica che con poche, sapienti manovre e una manciata di consigli può risolvere la fastidiosa incontinenza urinaria. Un disturbo frequente che l' Oms definisce come «qualsiasi perdita involontaria di urina». Una patologia che colpisce quasi una donna su tre in età menopausale ma non risparmia gli uomini, 5 milioni secondo recenti stime. Tra le cause: problemi muscolari nelle femmine, neuorologiche o chirurgiche nei maschi. L' ultimo dei tabù in medicina, qualcosa di cui non parlare, a detta di Francesco Diomede, presidente della Federazione italiana incontinenti (Finco) che a breve presenterà il Libro bianco. «Purtroppo manca la ricerca, i farmaci non sono rimborsabili e l' intervento medico - fisioterapico è tardivo così il pannolone appare la soluzione più immediata», dice Diomede. La riabilitazione perineale, finalizzata al recupero del tono, della forza e della resistenza dei muscoli pelvici, è indispensabile in caso di prolasso, i migliori successi si ottengono però nelle due forme più comuni di incontinenza urinaria, quella da sforzo (Ius) e quella da urgenza. «Fondamentale è iniziare le cure al primo campanello d' allarme, ad esempio, qualche goccia di urina che fuoriesce con uno starnuto o un colpo di tosse, sollevando un vaso o la borsa della spesa è un segnale da non sottovalutare, così come è opportuno - spiega il fisioterapista Antonio Galbussera - intervenire subito dopo un parto; certo la rinuncia tra le donne è frequente, c' è molta inibizione perché si lavora sulla vagina». Dopo una visita e una valutazione accurate, si comincia dalla riorganizzazione posturale con esercizi a terra, in piedi e manovre manuali. Ogni posizione è studiata per attivare i muscoli (10-12) del pavimento pelvico, distribuiti su due piani e simili nei due sessi. Si tratta di insegnare alla donna (o all' uomo) a stringere e rilasciare i fasci muscolari pelvici che sono di "contenimento", con esercizi di breve e lunga tenuta. La cosa più difficile è imparare a non utilizzare gli addominali che invece sono "espulsori". La seconda fase prevede elettrostimolazioni - interne con sonde endovaginali o endoanali, ed esterne con elettrodi adesivi - e bio-feedback. Di solito gli incontri sono bisettimanali con dieci-venti sedute per due-sei mesi. Importante è praticare gli esercizi anche a casa. «Alla riabilitazione si possono associare farmaci e chirurgia», sottolinea Diomede che raccomanda alle donne di parlare con il medico di famiglia e di ricorrere al pannolone di qualità solo in casi estremi.
(Fonte: Repubblica)




