Articoli divulgativi
Malattie reumatiche associate a carenza di vitamina D
12/07/2011
I pazienti reumatici hanno carenze di vitamina D, la vitamina che si forma nel nostro organismo grazie all'esposizione della pelle ai raggi solari. I nuovi studi presentati al congresso della Lega Europea contro le Malattie Reumatiche (EULAR) dimostrano che bassi livelli di questa vitamina nelle persone che soffrono di diverse forme di malattie reumatiche sono associati a un rischio aumentato di mortalità e di sviluppo di tumori. I trattamenti con vitamina D possono aiutare i pazienti a migliorare la loro condizione e, in generale, in tutte le persone a prevenire queste malattie.
La carenza di vitamina D è comune in numerose condizioni reumatiche. Più dell'85% dei pazienti infatti mostra livelli nel sangue di vitamina D talmente al di sotto dei livelli di norma che la stessa assunzione della “dose giornaliera raccomandata” per questa vitamina risulta insufficiente ai fini della della normalizzazione dei valori. Inoltre, bassi livelli di vitamina D sembrano associati a un maggiore rischio di mortalità e di tumori benigni e/o maligni nei pazienti reumatici. È quanto emerge da una serie di studi presentati di recente al Congresso Annuale della Lega Europea contro le Malattie Reumatiche (EULAR), che si è svolto a Roma. Nel primo studio, Clive Kelly del Queen Elizabeth Hospital di Gateshead (Regno Unito) ha presentato i risultati su 180 pazienti con disturbo infiammatorio delle articolazioni, osteoartrite e dolore muscolare diffuso (mialgia), che dimostrano come circa il 58% dei pazienti reumatici presenta livelli di vitamina D molto al di sotto dei valori di norma (che sono 48-145 nmol/L). In un secondo studio condotto su più di 1.000 pazienti con artrite reumatoide, Luca Idolazzi, dell'Università di Verona ha mostrato che i livelli di 25(OH)D – una misura clinica standard dei livelli di vitamina D nel sangue – sono al di sotto dei valori di norma nell'85% dei pazienti che non hanno assunto integratori di vitamina D, ma anche nel 60% di coloro che invece lo hanno fatto regolarmente.
Pier Paolo Sainaghi, dell'Università del Piemonte Orientale Amedeo Avogadro, ha illustrato in un terzo studio come anche l'assunzione di integratori di vitamina D in dosi giornaliere “abbondanti” non sia sufficiente a normalizzare i valori carenti nei pazienti reumatici. Nello studio, solo il 29% dei pazienti trattati ha infatti raggiunto livelli di vitamina D considerati accettabili nelle persone sane. D’altra parte Ramón Mazzucchelli, dell'Hospital Universitario Fundacion Alcorcon di Madrid, ha infine riportato in un quarto studio condotto in più di 3.000 pazienti che la riduzione dei livelli di vitamina D risulta associata anche a un rischio aumentato di tumore e di mortalità dei pazienti, indipendentemente dalla loro età, dal sesso e da altre variabili.
“I nuovi dati epidemiologici evidenziano dunque che vi è un forte legame fra la carenza di vitamina D e l'aumento dell'incidenza, della gravità e delle complicanze delle malattie reumatiche autoimmuni”, ha spiegato il Professor Maurizio Cutolo, Presidente Esecutivo di EULAR 2010. “La vitamina D è normalmente prodotta nella pelle in seguito all’esposizione solare, per cui non è da considerarsi una vitamina in senso stretto. Persone sane con una adeguata esposizione alla luce del sole non necessitano integratori dietetici come nel caso delle altre vitamine. I pazienti con artrite reumatoide, e non solo, invece possono beneficiare della vitamina D quale agente terapeutico” ha concluso il Professor Cutolo.




