Articoli divulgativi
Anche l'uomo ha il suo orologio biologico
14/06/2011
Di solito quando si parla di orologio biologico si pensa alla donna e alla diminuzione della probabilità di rimanere incinta con l'avanzare dell'età, mentre si è sempre pensato che gli uomini fossero immuni da questa preoccupazione, ma una recente scoperta mette in dubbio questa teoria.
Cesare Taccani, specialista in Medicina della riproduzione afferma che la fertilità di un venticinquenne è diversa da quella di un cinquantenne e questo influisce molto quando una coppia cerca un figlio in età adulta. La fertilità maschile, pur essendo più longeva rispetto a quella femminile, è però influenzata negativamente da fattori esterni e interni: infezioni trascurate, l'iperstrogenismo alimentare e ambientale e lo stress diminuiscono le capacità riproduttive dell'uomo.
Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità le cause di infertilità sono distribuite equamente tra uomo e donna: mentre esiste ancora un 10 per cento che si definisce idiopatico, ossia senza nessuna causa apparente.
Di fatto, davanti ad un problema di infertilità di coppia, è cambiato l'approccio dei ginecologi e dei medici di base: sono loro per primi a consigliare analisi anche all'uomo; di solito lo spermiogramma, che consente di avere un quadro di base con la concentrazione e la forma degli spermatozoi, e la spermiocoltura, che permette di verificare la presenza di germi.
Nell'uomo,infatti, di solito si tratta di infezioni trascurate, delle quali non sempre ci si accorge. Il tempo, poi, influisce negativamente poiché un'infezione non curata può portare anche alla sterilità. Queste patologie si sono diffuse sia grazie alla maggiore libertà sessuale ma anche alla maggiore diffusione odierna di virus e batteri. Le infezioni croniche contribuiscono inoltre ad una maggiore frammentazione del DNA negli spermatozoi, correlata direttamente all'infertilità.




