Articoli divulgativi
Femore in pericolo? Ci sono tre test
30/12/2010
Rilanciamo un articolo tratto da “Corriere Salute” online. I dati dello studio INDACO 2.
MILANO - Non ricordarsi il nome del Papa. Non riuscire ad alzarsi dalla sedia senza usare le mani. Salire le scale con sempre maggior difficoltà. Sono questi i segni più indicativi di un'alta probabilità di frattura di femore, stando ai dati dello studio INDACO 2 (INDAgine conoscitiva sui Centri di Ortopedia) presentato all'ultimo congresso della Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia.
DATABASE AMPIO - I dati arrivano da un database fra i più ampi al mondo: oltre 3mila pazienti con fratture di femore studiati in 177 centri italiani, confrontati a pazienti con osteoporosi ma senza fratture. Tutti i partecipanti sono stati sottoposti a tre semplici test che si eseguono in mezz'ora: il FRAX, che attraverso dieci domande indaga per esempio la familiarità per fratture, le fratture pregresse, l'abitudine al fumo; il FAC (Functional Ambulation Categories), che valuta la capacità di camminare, salire le scale e muoversi in generale; infine, un test cognitivo in dieci domande (dal nome dell'attuale Papa al proprio numero di telefono, dal nome della madre a una piccola operazione matematica di sottrazione). «La forza dei nostri dati è soprattutto nella semplicità dei test fatti per individuare i soggetti a rischio: la prova di alzarsi dalla sedia può farla chiunque anche da solo, per rispondere alle domande dei tre test basta mezz'ora - spiega Giuseppe Guida, coordinatore dello studio -. I medici di base potrebbero eseguirli facilmente una volta all'anno sulle donne in post-menopausa e sugli uomini con più di 70 anni: individuare chi è a maggior rischio significa infatti poter fare una prevenzione più mirata ed efficace. Non necessariamente con i farmaci: il rischio di fratture, per esempio, si dimezza modificando l'ambiente domestico per ridurre la probabilità di cadute».
PREVENZIONE - Basta togliere i tappeti, migliorare l'illuminazione dell'appartamento, eliminare eventuali ostacoli o gli animali domestici, spesso causa di incidenti, per ridurre del 34 per cento il rischio di cadere. Anche i semplici supplementi di calcio e vitamina D sono molto utili, poiché riducono il rischio di cadere del 20 per cento. Peccato che meno di uno su cinque li prenda, fra coloro che ne trarrebbero beneficio. «L’attività fisica, come mezz'ora di cammino di buon passo tre volte a settimana o la ginnastica dolce, dimezza il rischio di caduta», informa Guida. Stando ai dati dello studio INDACO, e contrariamente a quanto si credeva in passato, l'età media a cui si manifesta la frattura di femore è oggi pari a 82 anni: succede perché gli italiani vivono di più e invecchiano meglio, ma anche perché la prevenzione delle fratture sta iniziando a funzionare. Mirarla ai soggetti più a rischio potrebbe però migliorare ancora le cose, visto che tuttora ogni anno in Italia 80mila persone si rompono il femore, uno su quattro muore entro un anno, il 60 per cento non sarà mai più autosufficiente.
SOGGETTI A RISCHIO - Lo studio INDACO ha proprio voluto individuare con certezza le persone a maggior rischio: il pericolo triplica per esempio se il paziente è costretto ad aiutarsi con un bastone o a farsi sostenere da altri per camminare; il rischio è quasi doppio per chi non riesce più a sollevarsi da una sedia senza usare le mani come appoggio. «I dati indicano che il 93 per cento dei pazienti non fratturati era in grado di salire la scale da solo o poteva camminare su superfici irregolari, contro il 78 per cento di chi poi aveva avuto una frattura di femore - riferisce Guida -. Il pericolo di frattura di femore, inoltre, è più alto nelle persone con disturbi cognitivi e deficit di memoria: meno di un paziente con frattura su due è risultato avere una funzionalità normale, contro il 76 per cento dei non fratturati. Quest'ultimo dato è importante perché i pazienti con problemi cognitivi sono anche i più a rischio di sviluppare delirio al terzo-quinto giorno dopo la frattura. Accade in un caso su tre e in alcuni si trasforma in una demenza stabile: un evento più probabile nelle persone che prima della frattura accusavano sintomi di difficoltà di memoria o cognitive», conclude Guida.
Elena Meli




