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La legge 40 sulla fecondazione assistita torna alla Consulta. Viaggio nella banca del seme


15/02/2011

 

La prima sezione del tribunale civile di Firenze ha sollevato il dubbio di costituzionalità sulla norma in materia di procreazione medicalmente assistita (conosciuta come legge 40) con la quale si vieta alle coppie sterili di accedere alla fecondazione eterologa, con ovuli o seme donati da persone esterne alla coppia. Lo hanno reso noto gli avvocati Filomena Gallo e Gianni Baldini, che assistono i coniugi che hanno presentato la richiesta (l'uomo soffre di mancanza di spermatozoi causata da terapie fatte in adolescenza).
La legge torna quindi alla Corte Costituzionale. Si tratta del secondo rinvio alla Consulta, sempre del Tribunale di Firenze, che già due anni fa si rivolse ai giudici costituzionali i quali accolsero il rilievo eliminando l'obbligo di produzione di soli tre embrioni in ogni ciclo di fecondazione, l'obbligo del loro contemporaneo impianto, e annullando anche il divieto di congelamento degli embrioni in sovrannumero.
In questo caso invece, per la prima volta, un giudice ordinario ritiene quindi costituzionalmente illegittimo il divieto di procreazione assistita di tipo eterologo, sospende il processo, e rimette gli atti alla Corte.
La coppia, dopo essere stata in cura in Svizzera e in altri centri stranieri, senza alcun risultato, si è rivolta all'Associazione Luca Coscioni. Il loro obiettivo è quello di poter effettuare le cure in Italia. L'odissea della coppia «Siamo stati le vittime dei centri di fecondazione assistita che operano all'estero, non vogliamo essere anche vittime della legge 40»: a parlare è E.G., impiegata piemontese, di 38 anni che racconta la ragione che ha spinto lei e il marito M.C di 34 anni, a ricorrere alla magistratura per vedere riconosciuto il diritto a realizzare anche in Italia una fecondazione eterologa. «Abbiamo tentato per due anni - ha spiegato la donna che intende mantenere l'anomimato - e per caso abbiamo scoperto che il problema di mio marito - la mancanza di spermatozoi - ci avrebbe impedito di avere figli».
Da quel momento cominciano, come per tante altre coppie italiane, i viaggi della speranza nei centri all'estero dove la fecondazione eterologa non è vietata. «Siamo andati in Svizzera e anche a Praga. Ho provato sei volte - ha aggiunto la donna - spesi oltre 15 mila euro. Non è servito a nulla. Ora vogliamo provarci di nuovo ma nel nostro paese».
La donna, sfinita dalla delusione per i tentativi falliti, non si è arresa e ha cominciato a informarsi, fino ad arrivare all'associazione Luca Coscioni e ai legali Baldini e Gallo che li hanno seguiti nel ricorso al tribunale di Firenze.
«Bisogna far sapere i rischi per le coppie che vanno all'estero di trovare non pochi problemi - ha concluso - ma ora serve cambiare la legge. Spero solo che facciano presto». La decisione presa dalla prima sezione del Tribunale civile di Firenze ha scatenato subito reazioni anche accese nel mondo politico. Un terzo delle coppie italiane va all'estero per avere un figlio.
Solo in Europa, secondo i dati pubblicati oggi dalla Società europea di riproduzione umana ed embriologia (Eshre), sono circa 30mila le coppie coinvolte ogni anno in questo turismo della provetta, di cui un terzo, il 32% circa, è rappresentato da italiani, che cercano così di aggirare, nel 40% dei casi, le limitazioni imposte dalla legge 40, come quella del divieto di fecondazione eterologa. I Paesi destinatari di questi viaggi della provetta sono Spagna, Svizzera, Belgio, Slovenia, Repubblica Ceca e Danimarca, mentre dopo quelle italiane, le coppie che viaggiano di più sono quelle di Germania (14,5%), Olanda (12,1%) e Francia (8,7%).
I dati raccolti dall'Eshre mostrano inoltre che le coppie italiane generalmente non vanno all'estero per effettuare trattamenti 'estremì, ma per cercare di avere un figlio all'interno di una coppia stabile, eterosessuale ed in normale età riproduttiva. È nel 40% dei casi che le coppie escono dall'Italia per eseguire trattamenti illegali in Italia (donazione di gameti e embrioni), mentre il 60% si rivolge a centri stranieri per eseguire trattamenti leciti in Italia, ma che crede essere più efficaci in Paesi dove esiste una legge più liberale.
Un dato è certo, secondo l'Eshre: l'infertilità e il ricorso alla provetta sono in crescita. Lo dimostra il fatto che in molti stati europei i bambini nati con la procreazione medicalmente assistita sono ormai il 2-5%, mentre le coppie che si rivolgono a un medico per avere un aiuto nel procreare sono una su sei. E sono più che raddoppiati i cicli di procreazione assistita fatti in Europa: nel 2006 sono stati 494.599 contro i 203.893 del 1996.
In Italia comunque, dopo le modifiche alla legge 40 introdotte dalla Corte Costituzionale sul divieto di crioconservazione, e il numero di embrioni producibili, è migliorato il tasso di gravidanza per ciclo, passato dal 20.42% al 23.49% (un aumento del 3.7%, che rappresenta un incremento totale del 15%), c'è stato un aumento di 700-800 bambini nati con la pma in un anno e un calo dei parti trigemini, scesi dal 2.46% al 1.68%, con una riduzione del 33%.

(Il Sole 24 Ore