Articoli divulgativi

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Artrite: via il dolore con l’immaginazione


31/07/2010

​Rilanciamo un articolo tratto da “Corriere Salute” online sulle tecniche di psicologia dinamica quali nuove strategie di gestione del dolore cronico.

​Tecniche di visualizzazione e ipnosi possono giovare a chi soffre di artrite reumatoide. Secondo uno studio dell’Università di Bangor, presentato al Convegno annuale di psicologia della salute della British Psychological Society, queste strategie aiuterebbero infatti ad alleviare il dolore e la spossatezza che impediscono a molti pazienti di avere una vita attiva e piena.

IMMAGINAZIONE – Nello studio inglese sono stati coinvolti 42 pazienti con artrite reumatoide ai quali è stato chiesto di visualizzare il proprio dolore in modi diversi e di cercare di gestirlo. Per esempio ad alcuni partecipanti è stato chiesto di visualizzare il dolore sotto forma di una persona e poi di ringraziarla per avergli consentito di capire che qualcosa non andava per il verso giusto. Poi ai pazienti veniva suggerito di lasciare andare la persona, cercando di visualizzare la sua immagine in allontanamento, finché la persona diventava difficilmente visibile e spariva, lasciandoli senza dolore. Ebbene i dati raccolti rivelano che queste tecniche di visualizzazione, ma anche l’ipnosi, sono in effetti in grado di ridurre dolore e spossatezza.

AUTOCURA – L’aspetto interessante della strategia proposta dai ricercatori inglesi per cercare di alleviare le sofferenze dei malati di artrite reumatoide è quello dell’autogestione: le tecniche di visualizzazione, una volta imparate, possono infatti essere messe in atto anche in autonomia al momento del bisogno, come sottolinea Bryan Bennett, il coordinatore dello studio: «Abbiamo chiesto a tutti i partecipanti di identificare gli aspetti della propria vita più importanti influenzati negativamente dall’artrite. Facendo così li abbiamo coinvolti attivamente nella propria terapia personale. Utilizzando le tecniche che gli sono state insegnate, i pazienti sono inoltre riusciti ad autocurarsi quando necessario. Questo approccio è stato utile non solo per controllare il dolore ma anche per consentire ai pazienti di godere di più degli aspetti della vita a loro più cari».

Antonella Sparvoli