Interviste

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Affrontare il morbo di Crohn


19/02/2010

Massimo Zuin

​Il morbo di Crohn: conosciamo meglio questa malattia. Ne abbiamo parlato con Massimo Zuin, dell’Ospedale San Paolo di Milano

1.  Professor Zuin, che cos’è il morbo di Crohn?

Il morbo di Crohn, descritto per la prima volta nel 1932 dal medico americano Burill B. Crohn da cui prende il nome, è una malattia caratterizzata da  una infiammazione cronica che può colpire qualsiasi parte del tubo digerente, dalla cavità orale all’ano, benché la localizzazione più frequente siano l’ileo e il colon.

 

2. Qual è la causa?

La causa di sviluppo della malattia non è ancora del tutto nota. Tuttavia si ipotizza che alla base vi sia una risposta prolungata e abnorme del sistema immunitario a stimoli normalmente innocui o poco pericolosi, per esempio antigeni dei batteri che albergano nell’intestino Tale risposta incontrollabile  innesca una reazione infiammatoria cronica di tutti gli strati della parete intestinale che si automantiene nel tempo. Fattori ambientali, quali fumo, dieta ricca in zuccheri raffinati e povera in frutta e verdure fresche, giocano un ruolo evidente nel determinare l’espressione della malattia .

 

3. Nello sviluppo della malattia può esserci una componente genica?

Non si ha ancora una evidenza scientifica certa, benché la mutazione di un gene, il Nod2, sembra associabile al Crohn e alla sua forma stenosante. Ma, questa per ora è solo un’ ipotesi, perché di fatto solo nel 20% dei pazienti con malattia  si risconta l’alterazione di questo gene. Questa osservazione è una conferma indiretta del ruolo importante svolto dai  fattori ambientali nel determinare o, più probabilmente favorire, la comparsa della malattia

4.Come si caratterizza la malattia?

Il morbo di Crohn ha un andamento altalenante con periodi di acuzie in cui la malattia è sintomatica seguiti da periodi di relativo benessere. La malattia può presentarsi in modo subdolo e il tipo di sintomatologia dipende in buona parte dalla sede di malattia . Il dolore addominale è il sintomo più frequente e persistente specie nella presentazione ileale in cui si associa spesso a calo ponderale, mentre diarrea con muco e sangue si ha soprattutto quando sono  interessati il colon e il retto. Tali manifestazioni sono spesso accompagnate da febbre e malessere generale. Un’altra modalità di presentazione della malattia è costituita dagli ascessi e dalle fistole rettali. Da segnalare che ai sintomi intestinali si possono associare manifestazione in altri organi (articolazioni, fegato, cute ecc). La frequenza delle crisi è molto variabile da individuo a individuo ed i periodi in cui i sintomi sono assenti possono durare mesi e talvolta anni.

 

5. Quali sono i sintomi che devono spingere ad andare da uno specialista?

Occorre recarsi da uno specialista in presenza di crisi acute di diarrea liquida della durata di settimane, specie se le feci sono miste a sangue , quando è presente sanguinamento dal retto o si rileva una fistola anale, in presenza di dolore continuo o intermittente nella sede dell’appendice o in presenza di perdita di peso. La diagnosi spesso viene posta con un certo ritardo: secondo uno studio del 2005, il 47% dei malati di Crohn prima di andare dal gastroenterologo aspetta circa un anno dalla comparsa dei sintomi ed un 17% prolunga l’attesa fino a cinque anni.

 

6. E’ possibile arrivare ad una diagnosi tempestiva della malattia?

La diagnosi può avvenire solo dopo l’esecuzione di alcune indagini specifiche: una coloscopia ed una biopsia che di norma vengono effettuate in un’unica seduta sotto sedazione, una ecografia dell’intestino che permette di rilevare lo spessore della parete intestinale malata e quindi diagnosticare la gravità dello stato infiammatorio. Gli esami ematici possono essere normali o rivelare la presenza di un’anemia o di uno stato infiammatorio o di uno stato di malnutrizione.

7. Il morbo di Crohn può essere scambiato con qualche altra patologia ?

Sì, spesso il morbo di Crohn può essere confuso con la colite ulcerosa. Si tratta infatti di due patologie infiammatorie croniche dell’intestino su base  autoimmune ma con caratteristiche diverse. Mentre la colite ulcerosa colpisce esclusivamente  il retto e il colon lasciando indenne il resto dell’intestino, il morbo di Crohn può interessare tutto il tubo digerente; tipico è il fatto che tratti di intestino infiammato si alternano a parti di intestino indenne da malattia. Un’altra diversità sta nel fatto che il processo patologico nella rettocolite ulcerosa colpisce solo la mucosa mentre  nel Crohn coinvolge la parete intestinale per tutto il suo spessore.

8. Quali sono oggi le terapie più efficaci per il Crohn?

La cura classica per il Crohn è una terapia con farmaci immunosoppressori, il cortisone per le forme acute e l’azatioprina associata o  meno al cortisone nella terapia di mantenimento. Tuttavia nuove opportunità terapeutiche si sono aperte grazie all’introduzione dei farmaci biologici che vengono usati nei casi più seri. La novità di questi farmaci sta nel fatto che hanno un bersaglio specifico e non un’azione generalizzata su tutto l’organismo, come avviene invece per i farmaci tradizionali. Essi bloccano la liberazione di sostanze che promuovono e amplificano l’infiammazione a livello locale. Di conseguenza agiscono più rapidamente e in modo più selettivo spegnendo l’ infiammazione e mantenendo la malattia in fase di quiescenza. È una terapia che si riserva a pazienti che non rispondono al cortisone o che sviluppano una dipendenza nei confronti di questo farmaco, la cui sospensione  porta al riacutizzarsi della malattia.

 

9. Effetti collaterali di questa terapia?

Come in qualsiasi linea di cura, anche queste terapie non sono escluse da effetti collaterali. In particolare i farmaci biologici aumentano il rischio di infezioni e possono provocare qualche reazione allergica al momento della somministrazione. Non ultimo, non va dimenticato il problema dei costi che sono elevati.

10. Cosa accade se la patologia viene trascurata?

Nel caso in cui il Crohn venga trascurato si può incorrere nel rischio di complicanze come la stenosi dell’intestino che può portare ad un’occlusione intestinale oppure le infezioni generalizzate quando ascessi e fistole vengono trascurate. La malattia può presentarsi in modo così acuto che può dar luogo al  cosiddetto  megacolon tossico, condizione che ha un’alta mortalità. Le complicanze in passato richiedevano l’asportazione di intere porzioni di intestino. Oggi il ricorso alla chirurgia è fortunatamente piuttosto raro. Va comunque tenuto presente che qualsiasi opzione terapeutica si scelga, questa interviene sui sintomi e non sulla malattia in sé in quanto la causa di insorgenza, come abbiamo detto, non è ancora del tutto nota.

 
Francesca Morelli