Interviste
Diabete: quale dieta seguire?
05/03/2010
Intervista a Giacinto Miggiano
Esiste una dieta ad hoc per i diabetici? Ne abbiamo parlato con Giacinto Miggiano, Direttore del Centro di Nutrizione Umana.dell’Università Cattolica (di Roma)
1. Dottor Miggiano, si può parlare di una dieta mirata per chi ha problemi di diabete?
Direi proprio di si. Il diabete infatti è una condizione patologica in cui l’organismo non ha la possibilità di utilizzare gli zuccheri (glucosio) dell’alimentazione o perché non produce a sufficienza l’ormone insulina (questo è il caso del Diabete di tipo I, detto anche ‘insulino-dipendente) oppure più frequentemente perché l’insulina non riesce a funzionare adeguatamente (Diabete di tipo II) per l’instaurarsi di una certa ‘resistenza all’insulina’ che costringe il pancreas a lavorare sempre di più con il pericolo di esaurire prima o poi la sua capacità funzionale. La regola d’ora, che vale anche per i soggetti sani e soprattutto per i pazienti diabetici, è quella perciò di evitare i carichi di zucchero (carico di glucosio) sia attraverso una migliore distribuzione dei pasti nella giornata sia con il ricorso ai cibi che rilasciano più lentamente il glucosio durante la digestione, i cosiddetti alimenti a indice glicemico basso. Entrambe queste indicazioni sono volte a controllare l’innalzamento della glicemia dopo il pasto e quindi provocare una minore risposta insulinica evitando così l’instaurarsi della insulinoresistenza, condizione metabolica che è causa di molte altre malattie associate al diabete, e combattere i picchi elevati di glucosio nel sangue, cause di complicanze a breve e lungo termine della malattia diabetica. Queste regole non valgono solamente per i pazienti con diabete, ma sono rivolte a tutti coloro che vogliono prevenire la comparsa di tale patologia o delle altre malattie che spesso si accompagnano. A parità di gusto per il palato, è sempre bene privilegiare quei cibi che permettono di controllare o di tenere costante la concentrazione di zuccheri nel sangue. Facciamo un esempio su alcuni alimenti che non mancano mai dalla nostra tavola: il pane e la pasta. Il pane di semola di grano duro o il pugliese di Altamura è preferibile a quelli prodotti con farina di grano tenero, così come è meglio un buon piatto di spaghetti o di pasta corta di grano duro a delle tagliatelle all’uovo; l’optimum sarebbe se la pasta fosse con farina integrale.
2. Perché è così importante tenere sotto controllo la glicemia?
Mantenere sotto controllo il valore dello zucchero del sangue (glicemia) è un vantaggio sia per la salute che per la linea. Ogni volta che mangiamo alimenti contenenti zuccheri (farinacei, tuberi, legumi, frutta) infatti modifichiamo la nostra glicemia e, se questa si impenna, l’organismo deve provvedere a riportarla nella norma secernendo un ormone (insulina). È dunque sempre opportuno fare attenzione ai cibi che ingeriamo per evitare sbalzi troppo bruschi (in alto ed in basso) della glicemia, una altalena che produce uno stress metabolico e ormonale dell’intero organismo con ripercussioni sul peso corporeo e sulla salute degli organi, il cuore ed i vasi sanguigni (ma non solo!).
3. Quali sono i cibi a più basso indice glicemico?
Ogni cibo ha una sua peculiare capacità di variare il valore della glicemia. Quelli a più basso indice glicemico, oltre il pane e la pasta integrali, sono i legumi; anche fra la frutta fresca esistono delle differenze. Questo discorso non riguarda alimenti come carne, pesce e uova, anche se nella dieta del diabetico, in presenza di complicanze come l’alterazione dei lipidi nel sangue, o semplicemente per un fatto di prevenzione, è bene scegliere con cura anche i cibi di quest’ultima categoria.
4. Ci sono fattori che possono influire sull’indice glicemico?
Certamente. L’indice glicemico non è immutabile e può subire delle variazioni per il metodo di cottura dei cibi; ad esempio la bollitura parziale della pasta (spaghetti ‘al dente’) tende ad arginare il potere degli alimenti di innalzare la glicemia. O ancora, la presenza nel pasto di cibi con fibra solubile – che troviamo nell’avena, nei legumi, in alcuni tipi di frutta o nelle verdure come i carciofi – che è in grado di assorbire elevate quote di acqua, formando nell’intestino una sorta di gel. Per ultimo anche il contenuto di grassi (olio) nel pasto, rallentando lo svuotamento dello stomaco, sembra ritardare l’innalzamento della glicemia.
5. Dunque chi ha problemi di diabete dovrebbe privilegiare cibi con alto contenuto di fibre?
Sì, perché la fibra ritarda l’assorbimento dei carboidrati così da contribuire al controllo dei livelli di glucosio nel sangue. Il consumo giornaliero di cinque porzioni di frutta e verdura, ossia 100 grammi di verdura o ortaggi a crudo o 50 grammi di insalata per esempio, oppure 150 grammi di frutta, e di quattro porzioni alla settimana di legumi, può risultare utile per fornire il minimo fabbisogno di fibre. Inoltre i grassi, dal burro agli insaccati, vanno inseriti con moderazione nella dieta, mentre c’è un po’ più di permissività nell’uso dell’olio di oliva extravergine, che è ricco di ‘grassi buoni’. La raccomandazione è che la quantità totale di alimenti assunti venga ripartita in tre pasti principali - la colazione, il pranzo e la cena -, intercalati da due o tre piccoli spuntini che forniscono un apporto costante di glucidi ed evitano così le punte di glicemia che si verificano dopo il pasto o le ipoglicemie tra un pasto e l’altro.
6. I diabetici devono rinunciare a mangiare zuccheri e dolci?
No, seppure con moderazione. Un pezzetto di dessert a fine pasto è consentito anche perché con lo stomaco pieno gli zuccheri contenuti nei dolci vengono assorbiti più lentamente, non agendo sulla glicemia con il medesimo impatto di quando vengono consumati a digiuno. Naturalmente una fetta di dolce, una o due volte a settimana, dovrà essere compensata con una riduzione dell’apporto di carboidrati. Anche l’utilizzo del saccarosio è ammesso ma il suo apporto totale non potrà superare i 30 grammi al giorno, ossia più o meno due cucchiaini da caffè. Queste indicazioni sono valide non soltanto per i diabetici ma anche per coloro che desiderano perdere peso.
7. Qualche altro consiglio?
Fare attività fisica: il movimento (dei muscoli) contribuisce ad abbassare la glicemia e contribuendo a bruciare i grassi (soprattutto il grasso viscerale) favorisce la correzione della ‘Insulino-resistenza’ eliminando una causa del progressivo esaurimento del pancreas. Molti altri vantaggi sono legati ad una regolare e moderata attività fisica nel diabetico (come nel soggetto normale). Una camminata di 30-60 minuti al giorno, possibilmente a passo svelto, aiuta a smaltire quella piccola trasgressione culinaria che ci siamo concessi!
8. Quali sono oggi le terapie farmacologiche per la cura del diabete?
Se la dieta e l’esercizio fisico non sono sufficienti a tenere sotto controllo la glicemia, si può ricorrere a dei farmaci e quindi alla supervisione del medico diabetologo. L’insulina nelle varie preparazioni per via sottocutanea resta comunque il trattamento necessario per la cura del diabete sia di tipo 1, ossia quello causato dalla distruzione delle cellule beta nel pancreas, sia di tipo 2 nel quale la produzione di insulina è molto ridotta (oppure in condizioni particolari, come in gravidanza). Per il diabete di tipo 2 (con ‘insulinoresistenza’) il primo provvedimento da intraprendere è naturalmente quello di aumentare la sensibilità all’Insulina normalmente prodotta attraverso una dieta (povera di calorie) che riduca l’accumulo di grasso dell’organismo, porti ad un decremento del carico totale e relativo di zuccheri (nei pasti della giornata) e favorisca il lavoro dei muscoli (con il movimento). Se queste indicazioni non dovessero essere sufficienti, si ricorre innanzitutto a dei farmaci (insulinosensibilizzanti, come biguanidi e glitazoni) che migliorano la ‘sensibilità’ di cellule (muscolari ed adipocitarie) divenute resistenti all’azione dell’ormone, oltre che avere altre funzioni utili del metabolismo del glucosio (come ad esempio la riduzione della produzione di glucosio nell’interno degli epatociti). Ci sono poi gli inibitori dell’alfa-glucosidasi intestinale che agiscono rendendo più lento l’assorbimento dei carboidrati ingeriti con l’alimentazione, arginando quindi i picchi di glicemia che si verificano dopo i pasti. La terapia classica vede inoltre l’intervento di farmaci secretagoghi (sulfoniluree e glinidi) che stimolano la produzione di insulina da parte del pancreas, legandosi a specifici recettori presenti sulle cellule beta. I farmaci più recenti sono invece gli Incretino-mimetici, ossia sostanze che mimano l’azione di ormoni elaborati fisiologicamente da alcune cellule dell’intestino in risposta al pasto (Incretine) e promuoventi il rilascio di insulina, e gli Inibitori del Dipetptidil-peptidasi –IV (DDP-IV), che sono dei farmaci che svolgono la doppia funzione di bloccare un enzima specifico e di potenziare l’attività delle incretine. Sono ovviamente farmaci potenti, costosi e la cui valutazione sul rapporto costo/beneficio non è ancora conclusa.
Francesca Morelli




