Interviste
Il pasto unico è salutare?
09/04/2010
Andrea Ghiselli
1. Dottor Ghiselli, oggi si sente sempre più spesso gente che consuma un solo pasto al giorno. Quanto è diffusa questa abitudine?
Il numero di persone che salta il pranzo (e spesso la prima colazione) è in crescente aumento, complici forse i ritmi incalzanti della nostra società, e i troppi impegni lavorativi e familiari. Il pranzo di mezzogiorno viene così facilmente saltato in prospettiva di una ricca cena alla sera in compagnia di familiari o amici. Forse non tutti sanno però che assumere in una sola volta tutte le calorie necessarie all’organismo è dannoso…
2. Quanto dannoso?
Non è esagerato dire che il pasto unico, a lungo andare, intossica il corpo. Vari sono i motivi: primo: per mantenere attive tutte le funzioni vitali, l’organismo ha bisogno di energia e se non ne ha di fresca attinge alle riserve. Ma quali riserve? Non certo il tessuto adiposo, ma quello magro: il glicogeno epatico e muscolare, i muscoli stessi e tutte quelle proteine che possono essere trasformate in zuccheri. È tuttavia un procedimento non senza ripercussioni sull’organismo poiché la mancanza di glucosio provoca un fenomeno chiamato chetosi, ossia la formazione di molecole nel sangue che ne provocano l’acidificazione. A ciò si deve aggiungere il fatto che gli aminoacidi, se trasformati in glucosio, rilasciano ammoniaca che deve essere eliminata con un carico aggiuntivo da fegato e reni. Secondo motivo: un pasto molto abbondante, in un’unica occasione, comporta un impegno digestivo notevole ed una glicemia postprandiale (ossia relativa al dopo pranzo) elevata che richiede una produzione di insulina importante. Se il pasto abbondante è un evento eccezionale come può normalmente avvenire per le feste o determinate occasioni, poco male. Ma se è un’abitudine si crea alla lunga uno stato che viene definito insulino-resistenza che è il viatico per il sovrappeso e per l’obesità. Ma c’è un terzo motivo: arrivare al pasto con tante ore di digiuno alle spalle trasforma un pasto normale in un’abbuffata perché si arriva così affamati che ci si trattiene con difficoltà. E’ noto infatti che sono proprio le persone in eccedenza ponderale quelle che saltano la colazione o il pranzo.
3. E la massa grassa quando viene intaccata?
Sembra un paradosso, ma essa è l’ultima riserva a cui l’organismo ricorre. Non è infatti un caso che quando si digiuna inizialmente si tende ad ingrassare perché si perdono più sostanze magre rispetto alle grasse. Diminuiscono le proteine muscolari, il glicogeno ossia la molecola inframmezzata ai muscoli e al fegato in cui vengono temporaneamente trasformati i carboidrati per fornire energia, e infine le molecole d’acqua.
4. A che cosa va incontro il fisico se sottoposto quotidianamente a un pasto unico?
Intanto a eccedenza ponderale come abbiamo visto sopra, ma non solo. Infatti si tende a perdere massa magra a discapito di quella grassa diminuisce il metabolismo basale e si è costretti a mangiare quantità sempre minori di cibo per mantenere il peso.
5. Questo “superlavoro” a lungo andare può dare adito all’insorgenza di qualche patologia?
Sì, c’è il rischio che si possa andare incontro a insulino-resistenza, come dicevo prima, una condizione che predispone al diabete. Infatti se il glucosio, che è la principale fonte di calorie arriva nel sangue tutto in una volta, viene stimolata eccessivamente la produzione di insulina, l’ormone deputato a tenere sotto controllo la concentrazione di questo zucchero nel sangue. L’insulina è quell’ormone che trasforma in tessuto adiposo le eccedenze di zucchero. Dall’altro lato va considerato il fatto che una abbondante e continua presenza di insulina spinge le cellule dell’organismo a rendere meno sensibili i recettori che si legano a questo ormone.
6. Qual è dunque il modo migliore di alimentarsi?
L’ideale è consumare cinque pasti al giorno: prima colazione, spuntino a metà mattina, pranzo, merenda e cena, assumendo il 20% circa delle calorie giornaliere durante la prima colazione e il 30-40% da ognuno dei due pasti principali. Gli spuntini (per un totale di circa il 10% dell’energia totale) molto importanti per i bambini possono essere trascurati nell’adulto, se per motivi di organizzazione e di tempo proprio non fosse possibile, ma sarebbe un eccellente modo per non arrivare troppo affamati al pasto successivo.
7. Dunque, come dovremmo regolarci per la nostra alimentazione?
È importante dare all’organismo la quantità di energie di cui ha bisogno, senza abbuffarsi mai e senza mai stare per più di tre o quattro ore in condizioni di digiuno. Questo significa fare attenzione al proprio corpo e a rispondere al segnale della fame, che è un campanello naturale dell’organismo, il quale non deve essere mai ignorato per nessuna ragione. L’abitudine al pasto unico però fa perdere questo segnale naturale e chi salta il pasto regolarmente non sente più l’esigenza di mangiare.
8. Ma così facendo, non si rischia l’aumento di peso?
Anzi, ci si aiuta a perdere peso. La ripartizione dell’energia nei vari pasti ci permette di mangiare complessivamente di meno, ma comunque, a parità di calorie ingerite provoca uno stimolo insulinemico minore che non induce insulino-resistenza e che quindi permette un controllo glicemico migliore e una minore tendenza all’accumulo di peso: l’insulina è infatti, come abbiamo detto prima, l’ormone dedicato alla trasformazione in grasso delle eccedenze.
Francesca Morelli




