Interviste
Le donne e i loro diritti
18/05/2006
Silvia Veronesi
Incontro Silvia Veronesi consapevole di trovarmi di fronte a una donna che sta impegnando tutte le sue forze per gestire una vita complessa: famiglia con un bambino ancora piccolo, un lavoro denso di responsabilità e richieste, la decisione di impegnarsi in prima persona in politica per potere incidere sulla realtà e la storia della sua città. Una donna giovane e simpatica che forse lotta con se stessa per trovare tempo ed energie per fare tutto. D - L’Osservatorio ONDa si occupa della salute della donna osservando il problema da molti punti di vista: lei che lavora a stretto contatto con situazioni familiari problematiche ritiene che la donna al giorno d’oggi abbia davvero gli stessi diritti rispetto all’uomo? Questi diritti vengono largamente applicati? R - La donna in Italia ha gli stessi diritti di un uomo: sarebbe grave se non fosse così! Non ha invece le stesse opportunità di un uomo. La dimostrazione è sotto gli occhi di tutti: nonostante le donne, a Milano, siano presenti nel mercato del lavoro in misura uguale se non superiore rispetto agli uomini, non si vedono donne ricoprire posizioni direttive. A mio parere questa constatazione, tristemente evidente, è dovuta a due ordini di motivi: uno di tipo culturale e uno di tipo logistico e familiare. La società ha ancora difficoltà a riconoscere alle donne il ruolo che spetta loro quando abbiano capacità professionali, creative e umane uguali o superiori a quelle di un uomo, e si tende ancora a far emergere la figura maschile, ritenuta più idonea a ricoprire posizioni di potere. D – E’ una situazione triste… R – E’ vero. D’altra parte le responsabilità della famiglia sono ancora oggi prevalentemente a carico della moglie o madre; la minore disponibilità di tempo e energie di una donna lavoratrice rappresenta un ostacolo rispetto a una piena realizzazione professionale. Spesso, e qui devo riferirmi alla mia esperienza di avvocato, il momento della crisi famigliare è quello in cui vengono a galla le problematiche attinenti alla divisione dei ruoli tra uomo e donna, in parte fisiologica in parte eredità della nostra cultura. E’ una divisione tuttora piuttosto netta nel nostro Paese… D - Esistono aree che le sembrano deficitarie nella tutela del benessere femminile? Con benessere intendo l’equilibrio psicofisico, ma anche tutela del lavoro e delle condizioni sociali R - Ritengo che la scarsa consapevolezza da parte di alcune donne non solo dei propri diritti, ma anche delle proprie capacità e risorse faccia sì che esse si pongano a volte spontaneamente in una posizione di subordinazione rispetto all’uomo. Va benissimo se una donna decide di dedicarsi a tempo pieno alla famiglia e ai figli, purché la scelta sia consapevole e non sentita come l’unica alternativa praticabile! Personalmente penso che qualsiasi scelta sia "giusta" se presa da una persona libera e con capacità critica. In questa prospettiva vanno senz’altro incoraggiati e sostenuti i consultori, le associazioni o le realtà del terzo settore che si pongano l’obiettivo di fornire consulenze e sostegno alle donne, madri o lavoratrici (o entrambi). Per combattere invece il pregiudizio culturale secondo cui le donne sarebbero meno avvezze a ricoprire posizioni importanti, non escludo che in Italia ci sia ancora bisogno di azioni positive, volte a garantire una presenza predeterminata numericamente nelle posizioni direttive almeno negli enti pubblici. D - Qual è secondo Lei la necessità più urgente per orientare meglio la cultura della salute al femminile? Quali Istituzioni andrebbero coinvolte? R - Non mi permetto di fare progetti di politica nazionale, ancora meno nell’area sanitaria: sono un avvocato, non un medico. Tuttavia ritengo che possa essere molto utile un intervento locale ossia sul territorio: le azioni locali sono più efficaci e incisive rispetto a quelle nazionali che sono necessariamente ad ampio raggio senza un sufficiente dettaglio per le singole realtà. In un’ottica di prevenzione, soprattutto per quanto riguarda i problemi dell’adolescenza che a mio parere stanno diventando un fenomeno allarmante, è indispensabile creare servizi sul territorio, nonché offrire l’opportunità di svolgere attività sportive, creative e culturali nelle scuole affinché da un lato sia fornito un sostegno ai genitori nei compiti educativi dei figli e dall’altro le risorse e le energie dei giovani siano incanalate in attività positive e costruttive. Così si ridurrebbe la tendenza degli adolescenti, in cerca di stimoli ed emozioni nuove, di avventurarsi in percorsi distruttivi. Ritengo anche che l’informazione sia il punto di partenza per qualsiasi azione di prevenzione: anche in questo caso i consultori potrebbero svolgere un’azione efficace di prevenzione, almeno come primo riferimento informativo. Questo vale anche per un migliore orientamento della cultura della salute al femminile: pensiamo a tutto ciò che a una donna può capitare nella sfera della salute! Spesso manca l’informazione adeguata anche perché in alcuni ambiti esiste un pudore che stenta a essere superato. Anche i problemi più delicati, come quelli attinenti alla salute sessuale, alla sterilità e alla gravidanza, andrebbero affrontati senza timori e riserve! D - Lei è giovane mamma che lavora: l’esperienza della maternità ha cambiato il Suo modo di vivere il mondo del lavoro? Ha creato problemi ed esigenze diverse rispetto a prima? R - La maternità non ha cambiato il mio modo di lavorare, ma ha trasformato le mie priorità. Continuo a svolgere con passione la mia attività professionale ma altrettanta attenzione dedico all’educazione, oltre che all’organizzazione quotidiana, di Andrea. La nascita di Andrea mi ha aperto gli occhi sulle difficoltà di una mamma a Milano nel conciliare lavoro e famiglia, oltre che sui numerosi problemi attinenti alla famiglia e all’infanzia che io desidererei studiare e affrontare, qualora fossi eletta consigliere comunale di Milano. C’è da augurarle di vincere, ma anche di mantenere sempre la stessa sincera passione che si legge nel suo sorriso.
Giovanna Gatti




