Interviste
Sinusite: non un semplice raffreddore...
08/11/2011
Alberto Maccari
Parlare di raffreddore equivale a parlare di sinusite? Quali i sintomi che la distinguono dalle più comuni malattie respiratorie? Quali sono gli esami cui sottoporsi per una corretta diagnosi? Ne abbiamo parlato con Alberto Maccari, Vicedirettore, Clinica Otorinolaringoiatrica, Ospedale San Paolo, Milano
1. Dottor Maccari, raffreddore e sinusite sono sinonimi?
No. Spesso le due patologie vengono confuse, ma quando si parla di sinusite si intende una infiammazione delle mucose dei seni paranasali, ossia di quelle cavità di norma piene di aria che si trovano nello spessore delle ossa craniche, a livello della radice del naso ed al di sotto delle sopracciglia, le quali comunicano con il naso attraverso dei piccoli condotti, gli osti, e che consentono il passaggio nel naso del muco prodotto dalla mucosa che riveste i seni. La sinusite, a differenza del raffreddore, è dunque caratterizzata dall’ingrossamento delle mucose che ostruiscono i canali di comunicazione tra seni e cavità paranasali e da un eccessivo accumulo di muco che favorisce il deposito e la proliferazione dei batteri che vanno ad attaccare le cavità nasali e la faringe.
2. Quanto è diffusa la sinusite?
La sinusite è una malattia fastidiosa e piuttosto diffusa che nei Paesi industrializzati colpisce all’incirca tra il 3 ed il 10% della popolazione.
3. Quali sono i principali sintomi della sinusite?
La manifestazione clinica che la differenzia da un semplice raffreddore è la presenza di un dolore al volto, che generalmente interessa la fronte, le zone sopra e sotto gli occhi e la mascella, che si accentua quando si effettuano movimenti del capo o viene esercitata una pressione sul viso. La sintomatologia può poi evolvere e includere febbre, cefalea, ostruzione nasale, tosse con catarro, riduzione del gusto e dell’olfatto ed eventualmente la comparsa di una secrezione giallo-verdastra, contenente pus, che dalla sede dell’infezione scende nel naso (dove la fuoriuscita è minore) o anche direttamente nella gola. In ultimo è possibile che ne risenta anche la tuba di Eustachio, un condotto che mette in comunicazione il naso con l'orecchio medio, dando adito al sintomo delle orecchie tappate.
4. Esistono diverse forme di sinusite?
Sì, la sinusite acuta e la sinusite cronica. Nel primo caso i sintomi classici della malattia come rinorrea (fuoriuscita di muco o pus dal naso), febbre e cefalea insorgono prepotentemente ma si risolvono nel giro di qualche giorno, vale a dire da una a tre settimane dalla comparsa dei sintomi. Quando invece i sintomi si protraggono più a lungo, per un paio di mesi ed oltre, la sinusite viene definita cronica identificando stati infiammatori che, legati per esempio a condizioni ambientali o ad un problema allergico, danno origine a forme infettive ricorrenti che provocano mal di testa, febbricola e ostruzione nasale. Esistono poi sinusiti di origine odontogena caratterizzate dalla monolateralità dei sintomi; causate di norma da ascessi di uno dei molari superiori, la cui radice, trovandosi ancorata nel seno mascellare può causarne l'infezione.
5. Quali sono i fattori che favoriscono l’insorgenza della sinusite?
La sinusite può essere provocata o favorita dall’esposizione professionale a sostanze irritanti, dall’uso cronico di farmaci, dall’asma bronchiale, dalla deviazione del setto nasale, da traumi facciali, così come dalla presenza di polipi o alterazioni ormonali e allergie.
6. Quali esami occorre eseguire per avere una diagnosi certa?
Una prima diagnosi di sinusite viene effettuata valutando i segni clinici comuni dell'infiammazione dei seni paranasali anche con l’eventuale ricorso a fibre ottiche che aiuta a evidenziare eventuali fattori interni predisponenti alla sinusite. Se ciò non fosse sufficiente si può effettuare una radiografia, che tuttavia è attendibile al cento per cento solo nelle infiammazioni dei seni frontale e mascellare, e/o una TAC nei casi più dubbi.
7. Quali sono le opzioni di cura della sinusite?
Il primo approccio è di tipo farmacologico. Nel 70-80% dei casi la sinusite acuta regredisce spontaneamente senza l'utilizzo di antibiotici, ma con il semplice ricorso a decongestionanti e lavaggi nasali, vale a dire a soluzioni fisiologiche in grado di rimuovere le secrezioni, facilitare la guarigione e prevenire le complicanze. Se la sinusite dura più di due o tre settimane la terapia prevede invece l'assunzione di farmaci antibiotici associati a decongestionati e cortisonici. In questo modo si cerca da un lato di tenere sotto controllo l'infezione e dall'altro di ripristinare la pervietà dei seni nasali e paranasali. Gli antibiotici hanno infatti lo scopo di neutralizzare i germi responsabili della sinusite. Può tuttavia succedere che il farmaco prescritto sia inefficace contro il microrganismo che sta effettivamente provocando la malattia. In questi casi un'analisi del muco prelevato dal seno paranasale aiuterà ad individuare il ceppo patogeno e l'antibiotico più adatto. Per quanto riguarda invece il trattamento della sinusite cronica, oltre alla terapia medica, sono consigliati cicli di cure termali ed eventuali impacchi caldi da applicare sul viso per alleviare il dolore facciale. Nelle sinusiti di origine allergica, infine, si ricorre a farmaci antistaminici. Va detto comunque che in presenza di sinusite i farmaci decongestionati (vasocostrittori che agiscono sulla mucosa nasale e paranasale riducendo l'infiammazione e diminuendo la fuoriuscita di liquido e muco) non vanno utilizzati troppo a lungo (in genere non oltre i 7 giorni) o a dosi elevate per evitare di avere effetti contrari a quelli sperati.
8. Quando si ricorre invece all’intervento chirurgico?
Solo nei casi più gravi quando si rende necessario ripristinare gli orifizi dei seni nasali o correggere eventuali anomalie anatomiche e favorire la risoluzione della sinusite, si può valutare un intervento chirurgico endoscopico o "mininvasivo". Una tecnica innovativa, ancor meno invasiva ma di cui mancano studi sull'efficacia a lungo termine, prevede invece l'apertura dei seni inserendo e gonfiando dei piccoli palloncini nelle cavità ostruite.
9. E’ possibile prevenire la sinusite?
Per prevenire la sinusite è importante ridurre il rischio di infezioni delle alte vie aeree evitando, per esempio, i contatti con persone colpite da raffreddore ed applicando le norme igieniche fondamentali, quali lavarsi frequentemente le mani con acqua e sapone soprattutto in concomitanza dei pasti. E' inoltre importante eliminare il fumo e l'alcol, aerare frequentemente l'ambiente mantenendolo alla giusta temperatura ed umidità. In caso di sinusite cronica, ai primi sintomi di un raffreddore, è importante bere molti liquidi per favorire la diluizione delle secrezioni nasali ed utilizzare farmaci decongestionati.
10. È vero che in taluni casi potrebbe essere sufficiente una terapia con una soluzione salina?
Le irrigazioni nasali con una soluzione fisiologica salina sono il rimedio ideale specie per i neonati e i bambini. Il lavaggio attento e quotidiano protegge e nutre le mucose che rivestono le cavità del naso e che poi si spingono internamente a tappezzare anche le pareti ossee dei seni nasali.
11. Qual è il motivo di questo beneficio?
Lo dobbiamo alle cellule della mucosa nasale le quali, provviste di minuscole ciglia, liberano dalle impurità l’intero territorio da germi e fattori irritanti con i loro micro-movimenti. Nelle malattie croniche del naso e dei seni paranasali, come la sinusite, questo salutare ondeggiare delle ciglia tende ad attenuarsi sensibilmente favorendo il ristagno del muco. Se dunque l’eliminazione ne è ostacolata, i microrganismi proliferano all’interno dei seni riaccendendo l’infiammazione. Un circolo vizioso che tuttavia può essere spazzato via con una spruzzata di acqua e sale!
12. In quali rischi si incorre nel caso in cui la sinusite venga trascurata?
Sono casi ormai piuttosto rari, ma trascurare una sinusite potrebbe condurre a complicazioni potenzialmente gravi come l'estensione dell'infezione alle orbite e alle cavità interne del cranio, provocando la meningite.
Francesca Morelli




