Interviste

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Setticemia: una grave infezione del sangue, trascurata mette a rischio di vita


25/10/2011

​Paolo Costa

Che cos’è e come si contrae la setticemia? Quale la sintomatologia? Come curarla? Ne abbiamo parlato con Paolo Costa, malattie Infettive, Azienda Ospedaliera ‘Carlo Poma’, Mantova

 

1.    Dottor Costa, che cos’è la setticemia?

La setticemia è una grave infezione dovuta all’invasione persistente del torrente circolatorio da parte di germi che, nella maggioranza dei casi, hanno precedentemente colpito una parte dell’organismo; i batteri provenienti da una zona infetta in qualsiasi parte del corpo e cioè da un cosiddetto focolaio sepsigeno, invadono e si diffondono attraverso il torrente sanguigno. Se i batteri continuano a moltiplicarsi senza essere controllati dal sistema immunitario e dai farmaci, si va incontro a un possibile shock settico, condizione che può mettere a rischio la vita.

 

2.       Sepsi e batteriemia sono la stessa cosa?

No, occorre fare una distinzione fra le due. Infatti quando si parla di batteriemia si intende la semplice presenza, isolata e transitoria, di gittate batteriche nel sangue come può verificarsi in presenza di cateteri venosi, cure dentarie, terapia endovenosa, cateteri urinari, manovre chirurgiche anche mini-invasive. La batteriemia può essere accompagnata da manifestazioni febbrili e brividi, ma si tratta comunque di eventi di breve durata che normalmente non danno adito a conseguenze gravi.

 

3.       Quali sono, invece, le cause di insorgenza della setticemia?

In genere la setticemia complica infezioni d’organo acute e non adeguatamente trattate, come può verificarsi in caso di polmoniti, infezioni del tratto urinario, infezioni post-traumatiche o chirurgiche, pratiche abortive, ma anche come conseguenza di manovre apparentemente banali come il piercing o i tatuaggi. Più esposti a setticemia sono i soggetti il cui sistema immunitario sia già indebolito da preesistenti  malattie acute o croniche.

 

4.    Qual è la sintomatologia classica con cui si manifesta la setticemia?

Abitualmente i sintomi insorgono repentinamente con febbre elevata accompagnata da brividi, cefalea e agitazione. Più di rado inizia in maniera graduale, preceduta da un malessere diffuso, senso di spossatezza, anoressia e dolori muscolari. Nelle fasi più acute i sintomi descritti si accompagnano anche a un aumento della frequenza respiratoria e cardiaca, alla diminuzione della pressione arteriosa fino allo shock con disturbi della coscienza. Possono comparire, inoltre, insufficienza cardiaca, respiratoria, renale.

 

5.    Quali sono gli esami che attestano la presenza di setticemia?

La setticemia si presenta con un aumento di globuli bianchi nel sangue, solo raramente con una loro riduzione, aumento della VES e della PCR e più di recente è stato introdotto un nuovo test, procalcitonina, in grado confermare la diagnosi. Un esame di estrema importanza è rappresentato dalla emocoltura che serve a svelare il tipo di batterio responsabile dell’infezione. Altri controlli sono l’emocromo, i test coagulativi, i test di funzionalità renale, epatica e gli esami radiologici necessari a svelare l’origine dell’infezione.

 

6.    Come intervenire per fermare l’infezione?

La setticemia viene combattuta con una terapia antibiotica mirata che deve essere somministrata tempestivamente e a dosi elevate, ragione per cui è di fondamentale importanza l’isolamento dei microrganismi responsabili dell’infezione. Molto importante è anche la nutrizione per via endovenosa, mentre nelle fasi più acute possono rendersi necessarie l’emodialisi, l’assistenza respiratoria, anche meccanica, i farmaci per sostenere la pressione e la funzione cardio-circolatoria. Accanto a queste classiche terapie sono in corso ricerche per trovare cure “alternative” di supporto per il controllo e l’arresto della malattia.

 

7.    A che cosa si riferisce quando parla di ‘cure alternative’?

Per fare un esempio, negli ultimi anni diversi gruppi di ricercatori hanno valutato la possibilità utilizzare la proteina C nella cura della setticemia severa; la proteina C è una componente del sangue che aumenta in presenza di infiammazioni. Questa proteina, riprodotta in laboratorio per ricombinazione genetica e somministrata nella sua forma attiva in pazienti con sepsi severa, può interrompere la cascata infiammatoria responsabile della sindrome ed è attualmente disponibile per il trattamento dei casi più gravi.

 

Francesca Morelli