Interviste

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Difendersi dai killer invisibili: tabacco, smog, virus e sole


06/09/2011

​Giuseppe Gorini, Elisabetta Chellini, Lucia Miligi, Anna Iossa

Quali sono gli agenti cancerogeni che quotidianamente ci bombardano? Quali i rischi maggiori per la salute?. Ne abbiamo parlato con Giuseppe Gorini, Elisabetta Chellini, Lucia Miligi, epidemiologi, ISPO, e con Anna Iossa, ginecologa, ISPO (Istituto per lo Studio e  la Prevenzione Oncologica), Firenze.

 

1.       Sono molti gli agenti tossici che quotidianamente minacciano la salute. Il fumo è uno fra questi e il suo raggio d’azione negativo è sempre più in espansione. Infatti un recente studio pubblicato sulla rivista ‘Chemical Reserch in Toxicology’ ha confermato che i danni provocati dal fumo di sigaretta non si limitano soltanto a cavo orale e polmoni.

Purtroppo è così. Uno studio effettuato dai ricercatori dell’Università del Minnesota su alcuni prodotti della combustione del tabacco, ed in particolare un derivato del fenantrene, ha dimostrato che già dopo circa 15-30 minuti dall’inalazione, esso è in grado di provocare ed attivare le mutazioni nel DNA che alla lunga portano al cancro. Fin dagli anni ’50 è noto che il fumo determina tumore del polmone. Con la monografia della Agenzia per la Ricerca sul Cancro (IARC) del 1986 è stato definitivamente attestato che il fumo è causa dello sviluppo di altri tumori, come quelli alla bocca e gola, esofago, pancreas e vie urinarie. Oggi, con l’aggiornamento della monografia IARC del 2004,  si è aggiunta a questa lista anche il tumore naso-sinusale, dello stomaco, rene, collo dell’utero e leucemia mieloide.

 

2.      Quanto incide, dunque, il fumo sulla percentuale di sviluppo dei tumori?

Moltissimo. Ad esempio, per quanto riguarda il tumore del polmone, è attribuibile al fumo circa l’80-90% dei tumori in questo organo. Non va dimenticato che l’esposizione al fumo resta la principale causa di morte per cancro negli uomini e, purtroppo, sempre più di frequente anche nelle donne, sia per ciò che riguarda le patologie oncologiche, sia per i danni irreversibili all’apparato cardiovascolare e respiratorio. A ciò si aggiunga che il fumo non danneggia solo chi accende la sigaretta, ma anche chi è costretto a inalarlo in modo passivo.

 

3.      Quali sono, o quali dovrebbero essere le politiche da attuare per incentivare l’astensione al fumo?

La Convenzione Quadro per il Controllo del Tabacco (FCTC) dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, firmata e ratificata anche dall’Italia, prevede lo sviluppo di normative per il controllo del tabagismo. In Italia e in Europa molte delle misure previste dalla FCTC sono già state adottate. Basti pensare che l’Italia è stato il terzo paese in Europa e uno dei primi al mondo ad introdurre il divieto al fumo in locali pubblici e di intrattenimento o la pubblicità di tipo diretto sia nei giornali che in televisione, seppure permanga la pubblicità via internet e alcune forme di pubblicità indiretta (ad esempio, la presenza di capi di vestiario con il marchio di particolari sigarette). Ciò su cui invece si dovrebbe puntare maggiormente in Italia sono l’introduzione o il potenziamento di alcune normative, quali l’ulteriore rialzo dei prezzi; il potenziamento dei centri anti-fumo e delle linee telefoniche gratuite per fumatori, in termini di personale e finanziamenti dedicati,  l’introduzione della completa rimborsabilità dei trattamenti per smettere; l’introduzione di immagini sul pacchetto di sigarette; la valutazione di campagne mediatiche anti-fumo, la promozione di interventi scolastici per ridurre l’iniziazione, e infine l’innalzamento del divieto di vendita dai 16 ai 18 anni con controllo del divieto. Inoltre ci sono politiche non tradizionalmente sviluppate, che potrebbero dare un ulteriore accelerazione alla diminuzione della prevalenza del fumo in Italia, come la regolamentazione della produzione e distribuzione dei prodotti del tabacco.

 

4.        Possono essere utili delle campagne educazionali?

Certamente, in particolare tra i giovani che vedono la sigarette come un mezzo di trasgressione, di affermazione di identità o come uno status symbol, strategie di sensibilizzazione di largo respiro, quali interventi nelle scuole e campagne mediatiche, sono sempre le benvenute. Importante è sottolineare che le campagne mediatiche andrebbero disegnate seguendo le più importanti linee guida già esistenti sulla pubblicità anti-tabacco, che di fatto vengono di rado utilizzate e che prevedono anche un piano di valutazione.

 

5.      Esistono già dei dati relativi al decremento dopo aver smesso di fumare nello sviluppo di malattie fumo-correlate ?

Smettere di fumare funziona. Infatti, lo studio di Doll e Peto sui medici inglesi ha messo in evidenza che il 16% dei fumatori sviluppa il tumore del polmone entro 75 anni, se non smette di fumare, mentre solo il 6% e il 2% di chi smette rispettivamente a 50 e a 30 anni sviluppa lo stesso tipo di tumore. Inoltre, sempre lo stesso studio ha messo in evidenza che il fumatore in genere vive circa 10 anni in meno rispetto al non fumatore e che se smette di fumare a 40 o a 50 anni guadagna rispettivamente 9 e 6 anni di vita, mentre se smette a 30 anni riguadagna tutti i 10 anni di vita che perderebbe se continuasse a fumare.

Non solo funziona smettere di fumare, ma anche rendere i luoghi di lavoro e i locali pubblici liberi da fumo. Infatti, da che si è dato avvio al divieto di fumo nei locali pubblici e nei luoghi di lavoro si è registrata a livello nazionale una diminuzione del 4% dei ricoveri per infarto su tutto il territorio nazionale (vedi l’ultimo articolo di Barone-Adesi del 2011su Plos One), perché evidentemente è diminuita l’esposizione acuta a fumo passivo che si verificava in locali pubblici e luoghi di lavoro prima dell’introduzione del divieto..

 

6.      Quanto è presente fra i giovani l’abitudine al fumo?

Ci sono dei segnali positivi. Dai dati DOXA l’80% dei giovani tra 15-24 anni non ha mai fumato. È la percentuale nettamente maggiore rispetto a tutte le altre fasce di età. Il 73% dei giovani fumatori fuma meno di 15 sigarette al giorno. I giovani tra i 15-24 anni rappresentano l’unica fascia di età in cui il numero dei fumatori è diminuito tra il 2010 e il 2011 (dal 22% al 19%). La percentuale di fumatori che hanno iniziato prima dei 15 anni è diminuita costantemente negli ultimi tre anni: dal 20% nel 2009 al 16% nel 2011.

 

7.      Quanto può influire l’inalazione di sostanze potenzialmente cancerogene, fumo a parte, nello sviluppo di patologie oncologiche?

E’ noto che si possano inalare sostanze potenzialmente cancerogene per l’apparato respiratorio, sia nell’ambiente di vita che di lavoro, indipendentemente dall’abitudine al fumo. Per le esposizioni negli ambienti di lavoro vi è una normativa ed un prassi di prevenzione e controllo dei cancerogeni noti su cui non mi soffermo. Riguardo agli ambienti di vita negli ultimi decenni grande attenzione è stata posta all’inquinamento da traffico specialmente in area urbana e a quello prodotto dalle attività industriali quali ad esempio gli impianti di incenerimento rifiuti. Anche a questo riguardo sono fissati limiti e valori guida da rispettare al fine di tutelare la salute umana. Effetti sulla salute si possono comunque avere anche per esposizioni a concentrazioni al di sotto di quelle fissate dalle normative: alcuni soggetti possono essere più vulnerabili e fenomeni di interazione tra i vari inquinanti sono sicuramente possibili, poiché alcuni di essi agiscono su bersagli biologici comuni. Tra gli inquinanti le polveri sottili sono attualmente oggetto di grande attenzione anche in campo oncologico: nel 2002 un grande studio dell’American Cancer Society svolto su oltre 500.000 persone residenti in aree urbane seguite per 16 anni ha mostrato eccessi di rischio di tumore del polmone all’aumentare dei livelli di PM2.5. La valutazione del rischio oncogeno da inquinamento atmosferico è molto complessa, d’altra parte l’aria nelle città è costituita da una mistura di composti chimici, presenti in forma di gas o di particelle, alcuni dei quali sono cancerogeni. Da ricordare inoltre che già nel 1989 l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) aveva valutato la cancerogenicità delle emissioni dei veicoli a motore classificando le emissioni da veicoli diesel come “cancerogeni probabili” (2A) e quelle da motori a benzina come “cancerogeni possibili” (2B). Oggi si stima che la percentuale di tumori del polmone imputabili all’inquinamento atmosferico sia sull’ordine del 5%. Vi sono comunque altri effetti importanti sulla salute dovuti alle polveri sottili.

 

8.  Quali sono, dunque, i maggiori danni determinati dalle polveri sottili?

Tra i maggiori danni per la salute vi sono effetti acuti a carico dell’apparato respiratorio tra cui l’aggravamento dell’asma, e a carico dell’apparato cardiovascolare in particolare lo scompenso cardiaco e i fenomeni ischemici: in vari studi sono stati evidenziati incrementi della mortalità e dei ricoveri ospedalieri per tali patologie. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha effettuato recentemente una revisione delle conoscenze disponibili evidenziando che comunque non è possibile definire una concentrazione di polveri sottili al di sotto della quale non ci dovremmo aspettare danni per la salute. Varie sono le caratteristiche del particolato che dovrebbero essere meglio valutate in relazione al loro possibile impatto sulla salute, quali ad esempio la dimensione, le caratteristiche di superficie, la numerosità, la composizione.

 

9.      Si avvicina l’estate e l’esposizione prolungata ai raggi del sole è un altro fattore di rischio oncologico. Quali sono i raggi più nocivi?

L’Agenzia Internazionale di Ricerca sul Cancro (IARC), organismo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, ha valutato la radiazione ultravioletta solare come cancerogeno certo. La radiazione solare è la fonte maggiore dell’esposizione umana alla radiazione ultravioletta (UV). La componente ultravioletta che raggiunge la superficie terreste è per il 95% UVA e per il 5% UVB. I raggi solari che abbronzano, ma che provocano anche le scottature possono danneggiare il DNA delle cellule della pelle, nella maggior parte dei casi questi danni vengono riparati ma, a volte, le cellule modificate cominciano una crescita incontrollata che sfocia nello sviluppo dei tumori. Gli studi epidemiologici infatti hanno stabilito una relazione causale tra esposizione a radiazione solare e tutti i maggiori tipi di tumori della pelle (carcinoma squamo-cellulare, carcinoma baso-cellulare e melanoma).

 

10. C’è un momento preciso in cui le cellule cominciano a degenerare?

È difficile identificare un momento specifico, ma in generale si può dire che alcuni tipi di tumore, quale ad esempio il carcinoma squamo-cellulare, sembrano essere innescati dal cumulo totale delle ore di esposizione nella vita. Pertanto rischia di più chi sta al sole in modo intenso e cronico ed in questo caso possono incidere alcune professioni; infatti gli agricoltori o i pescatori, ma anche altre professioni svolte all’aperto, sono a rischio per questi tumori della pelle. È quindi necessario sui luoghi di lavoro adottare tutte le più adeguate misure di protezione affinché si lavori protetti ed in sicurezza per questo fattore di rischio cancerogeno. Altri, invece, come il melanoma o il basalioma, si associano soprattutto a esposizioni di durata relativamente breve e intensa con un rischio direttamente proporzionale all’aumento della frequenza delle scottature in cui si è incorsi, specie nell’infanzia. Da qui l’importanza e la necessità di tenere a mente alcuni accorgimenti che possono proteggere la cute, soprattutto nei soggetti più vulnerabili,vale a dire i bambini e chi ha la pelle chiara. È importante conoscere ed evitare i danni che la radiazione solare ultravioletta può provocare ed adottare comportamenti corretti per proteggersi: nessun prodotto filtra tutti i raggi solari ma l’uso di solari appropriati protegge dal cancro della pelle, evita arrossamenti ed il fotoinvecchaimento della pelle. Da qui l’importanza di scegliere i solari in base al tipo di pelle, ma che abbiano comunque almeno una protezione “media”, avendo cura di applicarli correttamente con dose sufficiente e che ripetuta più volte durante l’esposione. E’ sempre e comunque raccomandabile evitare le ore più calde (dalle 11.00 alle 15.00). Sui giornali viene riportato quotidianamente l’indice UV; più alto è l’indice più importante è proteggersi dalla radiazione solare. Va ricordato infine che l’uso delle apparecchiature abbronzanti è stato classificato come cancerogeno certo dalla IARC e quindi esposizione prolungate e/o eccessivamente ripetute possono comportare un rischio di tumori.

 

11.    Un’altra azione degna di nota che si è intrapresa negli ultimi anni è indirizzata al controllo dell’infezione da papilloma virus umano (HPV), il virus responsabile del carcinoma della cervice uterina. Quanto è importante l’utilizzo dei vaccini nella prevenzione di questa patologia?

L’introduzione del vaccino per l’HPV rappresenta un importante intervento di prevenzione perchè è rivolto contro l’agente causale del carcinoma della cervice uterina. Attualmente in Italia sono in commercio due vaccini che si sono dimostrati sicuri e molto efficaci nel ridurre le lesioni provocate dai tipi di virus HPV 16 e 18, responsabili di più del 70% dei carcinomi.  Rimane, però, una parte di carcinomi dovuta ad altri tipi contro i quali questi vaccini non sono efficaci o possono avere al massimo un’efficacia parziale, ragion per cui è fondamentale che le donne continuino a fare lo screening con il Pap test. Infatti il vaccino è molto efficace nelle donne che non hanno avuto rapporti sessuali che conferma l’obiettivo della  vaccinazione, rivolta particolarmente alle bambine e alle adolescenti. È infatti partita già dal 2008, in tutte le regioni italiane, la campagna di vaccinazione gratuita per le ragazze che hanno compiuto undici anni. Per ulteriori informazioni riguardanti il vaccino e l’HPV è possibile consultare il sito dell’ONS all’indirizzo: www.osservatorionazionalescreening.it/ita/comunicazione/100-domande/98.

 

 

 

Francesca Morelli