Interviste

Share |

Ernia cervicale: come affrontarla


18/07/2011

​Gianluca Concardi e Alfredo Pompili

Quali sono le cause dell’ernia cervicale? Come si manifesta? Quali le terapie oggi possibili? Ne abbiamo parlato con Gianluca Concardi, Fisiatra, Ospedale San Paolo, Milano e a Alfredo Pompili, Neurochirurgo, Servizio di Neurochirurgia, Istituto Nazionale Tumori Regina Elena, Roma

 

1.       Professor Concardi, che cos’è l’ernia cervicale?

L’ernia cervicale è la fuoriuscita della parte centrale (nucleo polposo), di uno dei dischi intervertebrali della parte alta della colonna, (prime sette vertebre), dalla sua sede. Alla base c’è quasi sempre una predisposizione genetico-familiare.

 

2.      Quali sono le cause di un’ernia cervicale?

La fuoriuscita del disco può essere provocata da diversi fattori: un trauma (incidente stradale, caduta); una postura errata per lungo tempo; carichi eccessivi e maldistribuiti sulle spalle.

 

3.      Come si manifesta e chi ne è maggiormente affetto?

Il sintomo principale è un dolore al collo. Per la sua particolare localizzazione l’ernia cervicale può anche causare dolore alle braccia con l’eventuale comparsa di formicolii, un quadro clinico, questo, chiamato cervicobrachialgia. Nei casi più gravi ci può essere anche un interessamento degli arti inferiori con comparsa di dolore, formicolii fino ad arrivare ad una riduzione dei movimenti delle gambe. L’età media dei pazienti affetti da ernia cervicale è di 45-54 anni.

 

4.      Come avviene la diagnosi dell’ernia cervicale?

Fondamentale è l’esame clinico, da parte di un un fisiatra o di un ortopedico. Solo se ritenuto necessario dallo specialista possono essere utili esami strumentali come la risonanza magnetica e l’elettromiografia.

 

5.      Quali sono le terapie attuate in presenza di un’ernia cervicale conclamata? Ci sono terapie sconsigliate?

Nella maggior parte dei casi il nucleo polposo si disidrata, dopo alcuni mesi, rimpicciolendosi e rientrando nel disco: insomma, l’ernia potrebbe “passare da sola”. Le cure per lenire il dolore possono essere farmacologiche (antinfiammatori, cortisonici, antidolorifici) e fisioterapiche (cinesiterapia, con esercizi di stabilizzazione della muscolatura cervicale). Sono sconsigliate le manipolazioni delle vertebre, che espongono il paziente a traumi anche molto pericolosi. Solo nei casi estremi si ricorre alla chirurgia. Una delle tecniche usate è la microdiscectomia per via endoscopica.

 

6.      Dottor Pompili, quando è utile l’intervento in caso di ernia cervicale?

L’intervento per ernia cervicale è indicato qualora il dolore sia persistente e importante, nonostante i tentativi di terapia medica e/o fisiatrica. L’anatomia della colonna e la sua mobilità e stabilità sono dei fattori che vanno inoltre presi in considerazione per una corretta indicazione, così come l’entità dell’ernia, vale a dire se essa è contenuta o espulsa e migrata. Indicazioni quasi assolute all’intervento sono costituite dai segni di sofferenza neurologica con deficit sensitivi e soprattutto motori degli arti superiori e talora anche degli arti inferiori. L’esame che consente di valutare i segni di sofferenza del midollo spinale, che può essere compresso dall’ernia e dalle concomitanti formazioni artrosiche, è la risonanza magnetica che aiuta a determinare l’effettiva indicazione alla chirurgica. L’approccio chirurgico per questo tipo di patologia si effettua per via anteriore, con l’ausilio di un microscopio operatorio. Definirei questo tipo di intervento "elegante", in quanto segue i piani anatomici ed è praticamente esangue. Esistono tuttavia molte varianti tecniche in funzione dell’età, delle condizioni della colonna, del tipo di ernia e della presenza di artrosi associata. Talora, una volta rimosso il disco erniato ed eliminato i becchi artrosici, si inserisce una gabbia (cage) di titanio o carbonio nella quale, per favorire la fusione fra le due vertebre, si inserisce polvere di osso di banca che si è sostituita al prelievo di osso dalla cresta iliaca. In altre situazioni, ad esempio soggetti giovani e con motilità della colonna conservata, si possono inserire delle protesi discali mobili in modo che la motilità della colonna cervicale sia conservata anche nel/nei segmenti operati. O ancora, quando la colonna è a rischio di instabilità, può essere indicata la stabilizzazione con viti e placca. Da quanto detto, si può comprendere come non esista uno standard adatto a tutti e come ogni caso vada valutato a sé ma soprattutto che non esistono i “miracoli”.

 

7.  Cosa sono gli approcci per via endoscopica?

Sono degli approcci abbastanza standardizzati delle ernie discali lombari, decisamente meno frequenti per quelle cervicali. Con questa tecnica si espone il disco a materiali o procedure lisanti che tuttavia, per il momento, non consentono a livello cervicale di inserire e usare in sicurezza strumenti adatti a lavorare sui fenomeni artrosici né tanto meno di operare la rimozione di quei frammenti discali erniati ed espulsi che comprimono le radici e/o il midollo spinale. La tecnica è affascinante ma tuttora molto discutibile, specie per le ernie cervicali. Nel caso in cui la sintomatologia sia limitata al dolore al collo e al cosiddetto “disco nero” e qualora una buona ginnastica correttiva e una postura diversa (che spesso rappresentano la soluzione al problema), può essere una opzione terapeutica. In altre parole la discectomia percutanea può essere presa in considerazione in un limitato numero di casi che, il più delle volte, sono quelli che trovano soluzione in terapie diverse dall’opzione chirurgica.

 

8.   Come è il decorso postoperatorio dopo un intervento microneurochirurgico per ernia cervicale?

Si tratta in genere di un decorso molto “soft”, infatti il/la paziente viene mobilizzato/a in prima giornata e dimesso in seconda-terza, senza che siano necessarie successive medicazioni poiché la sutura è in materiale riassorbibile. Per quanto concerne la riabilitazione, essa dipende dal tipo di intervento che è stato eseguito: protesi fissa, mobile o stabilizzazione. A differenza delle ernie lombari si deve tenere presente che quelle cervicali sono a contatto con il midollo spinale e che le complicanze, anche le più complesse, possono essere sempre possibili. La prudenza pertanto deve essere sempre massima, in particolare di fronte ad atteggiamenti troppo faciloni e semplicistici che vogliono far sembrare semplici delle procedure che non lo sono affatto. Il midollo cervicale deve essere trattato dal neurochirurgo in microchirurgia perché, almeno per il momento, è l’unico modo per poter far fronte ad eventuali complicanze intraoperatorie o per rimuovere, con gli strumenti idonei, dei fenomeni artrosici concomitanti.

 

 

 

Francesca Morelli