Interviste

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Dieta e stile di vita sano: la prima cura della colite


10/05/2011

​Tino Casetti

Che cos’è la colite e come si manifesta? Chi è a maggior rischio e quali sono le cause? Possiamo adottare dei comportamenti alimentari che ne limitino l’insorgenza? Ne abbiamo parlato con Tino Casetti, Dipartimento delle Malattie dell’Apparato Digerente, ASL di Ravenna

 

1.      Dottor Casetti, che cos’è la colite?

Con il termine "colite" si intende un generico problema al colon che può insorgere a causa di infezioni batteriche o virali oppure per infiammazioni conseguenti a cibi dannosi o farmaci; solitamente a carattere acuto e quasi spesso autolimitante. Diverse sono invece le forme infiammatorie croniche, quali la colite ulcerosa e il morbo di Crohn, per le quali è tuttora ignota la causa. Più comunemente con il termine “colite” ci si riferisce alla sindrome del colon irritabile, che è un disturbo piuttosto diffuso che interessa circa il 15-20% della popolazione con una frequenza doppia nelle donne rispetto agli uomini.

 

2.      Quali sono i sintomi che caratterizzano la colite?

I classici sintomi della “colite” vanno dal dolore addominale associato a crampi, fino a sensazioni di gonfiore e peso accompagnati a stitichezza e/o a diarrea, flatulenza, emissione di muco insieme alle feci (sintomo di una infezione locale, solo se associato a febbre). Parlando di colon irritabile si utilizza di norma il termine ‘sindrome’ con il quale si descrive l'ampio gruppo di sintomi che caratterizzano questa malattia. Pur essendo estremamente fastidiosa e compromettente la qualità di vita di chi ne è affetto, la sindrome del colon irritabile è una condizione assolutamente benigna, ad andamento ricorrente (potendo prevedere anche lunghi periodi di benessere) ma, soprattutto, non è minimamente responsabile di complicazioni gravi come disidratazione, occlusione o cancro al colon.

 

3.      Quali sono le maggiori cause della colite?

Per le forme organiche abbiamo già detto sopra. Per la sindrome del colon irritabile, invece, non abbiamo certezze sulle cause, ma sappiamo che qualunque fattore esterno in grado di “disturbare” i soggetti predisposti, è capace di scatenare l’irritabilità del colon. Quindi accanto ai fattori di natura psico-emotiva (qualità di vita e stress), altre condizioni quali il surmenage fisico e la conseguente stanchezza, i fattori climatici, i cambiamenti ambientali possono agire da innesco ai sintomi. Sono stati chiamati in causa anche la dieta (intesa come ipersensibilità o intolleranza a determinati alimenti e uno stile nutrizionale inadeguato, povero di acqua o di fibre), al ciclo mestruale (in quanto l'intestino è piuttosto sensibile ai cambiamenti degli ormoni sessuali femminili) e ad alterazione della normale flora intestinale, con aumento dei microrganismi fermentativi e produttori di gas.

 

4.      Quali sono i tipi di colite maggiormente diffusi?

Premesso che la forma largamente più diffusa è la sindrome del colon irritabile, le altre tipologie di colite includono la colite ulcerosa, quella di Crohn, l'ischemica, le coliti infettive, di cui la più comune è la colite pseudomembranosa, dovuta al Clostridium difficile, soprattutto dopo intensi trattamenti antibiotici, senza scordare quella parassitaria (in caso di viaggi in paesi in via di sviluppo) e altre di minore frequenza. In rarissimi casi una colite può avere un decorso clinico rapido e drammatico - è la cosiddetta colite fulminante -, la quale può associarsi a significativa mortalità e può richiedere un intervento chirurgico urgente di colectomia. Esiste, infine, un particolare tipo di enterocolite scatenata dalle allergie alimentari, ossia l'enterocolite indotta dalle proteine alimentari o FPIES che è l'acronimo di food protein-induced enterocolitis syndrome.

 

5.      È semplice arrivare ad una diagnosi?

No, uno dei maggiori problemi della sindrome del colon irritabile è rappresentato proprio dalla diagnosi a causa della profonda similitudine tra i sintomi del colon irritabile e quelli di altre malattie e dal fatto che non esitono esami specifici di conferma. Occorreranno dunque indagini accurate per escludere la presenza di altri quadri morbosi. Fondamentale in questa fase diagnostica è dunque il dialogo tra medico e paziente, dal quale dovranno scaturire elementi quali stati di ansia, collera, ira, stress o altri disturbi, intolleranze alimentari (specie al lattosio e caseine), celiachia, calcoli della colecisti, o malattie specifiche del colon. In particolare nella donna si dovrà fare attenzione alla possibile correlazione tra endometriosi e sindrome del colon irritabile che possono interferire o influenzare l’insorgenza di dolori addominali facilmente confondibili con dolori intestinali. Nei casi più dubbi, o qualora i sintomi siano particolarmente intensi, si può ricorre alla radiografia del colon o alla colonscopia. Proprio quest'ultimo esame è caldamente consigliato a chi ha superato i cinquant'anni o a chi, pur essendo più giovane, ha un'eredità familiare di tumori del colon.

 

6.      Esistono cibi che più di altri possono influenzare l’intestino?

Sì, chi soffre di colite dovrebbe fare attenzione a limitare quei cibi che possono irritare l’intestino. Fra i più probabili in grado di acuire i sintomi vi sono l’alcol, la caffeina, le bevande gassate, i latticini freschi, specie in caso d'intolleranza al lattosio, i fagioli, i piselli e in generale i legumi secchi, le noci e la frutta secca, i frutti di bosco, la frutta con polpa o semi, i cibi contenenti zolfo o solfati, i cibi con molta fibra, inclusi i prodotti in grano integrale, le salse e i cibi piccanti, le spezie e il pepe, gli oli e il burro estratto da noci, frutta secca, popcorn, prodotti contenenti sorbitolo (gomme e caramelle senza zucchero), le verdure crude, lo zucchero bianco raffinato. Gli alimenti consigliati sono invece le carote, l’olio di menta piperita, le patate, il carciofo, il cavolo, il cetriolo, il lievito, la mela, il mirtillo, il finocchio, il polline, la frutta e verdura di stagione, formaggi stagionati (particolarmente il parmigiano). Va comunque tenuto presente che ciascuno fa storia a sé e i suggerimenti di cui sopra vanno tarati su ogni singolo paziente in base all’esperienza individuale: in sintesi non esiste una dieta standard per tutti i colon irritabili! Fondamentale è un equilibrato apporto di fibre, un’adeguata attività fisica e una generosa assunzione di liquidi (almeno un litro di bevande al dì, oltre quelli consumati ai pasti).

 

7.      Quali sono le terapie cui si ricorre per la cura della colite?

Qualora la semplice correzione dello stile di vita (stress e dieta), che costituiscono la prima terapia contro il colon irritabile dovesse fallire, si potrà intraprendere una terapia farmacologica con antispastici, probiotici o correttivi del sintomo prevalente, fino ad un supporto psicofarmacologico con ansiolitici e/o antidepressivi, proprio per le intime connessioni fra sistema nervoso centrale e sistema nervoso addominale. Nelle coliti batteriche la terapia sarà antibiotica e nella fase più acuta si fa uso di farmaci antidiarroici (dei quali è bene non abusare) e disinfettanti.; quelle di origine virale sono solitamente autolimitanti e si risolvono nel giro di qualche giorno e spesso è sufficiente un giorno di dieta idrica. Nelle coliti croniche, antibiotici e antinfiammatori, cortisonici e immunosoppressori, rappresentano i cardini terapeutici a seconda del caso. Alla chirurgia invece si ricorre soltanto nelle forme complicate con occlusioni, perforazioni o ascessi.  

 

Francesca Morelli