Interviste

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Lo svezzamento: un momento cruciale nella storia nutrizionale del bambino


03/05/2011

​Nicola Principi

Quando cominciare lo svezzamento? Che alimenti introdurre nella dieta del bambino? Il latte materno va abbandonato nella fase dello svezzamento? Ne abbiamo parlato con Nicola Principi, Dipartimento di Scienze Materno Infantili, Milano

 

1.   Professor Principi che cosa si intende per svezzamento?

Per svezzamento si intende il periodo di transizione da una alimentazione esclusivamente lattea ad una dieta contenente altri alimenti, diversi dal latte. A partire dai 7-8 mesi, infatti, il latte materno da solo non è più sufficiente a soddisfare le richieste fisiologiche di macro e micronutrienti del bambino in crescita, soprattutto per quanto riguarda l’apporto energetico e proteico, così come quello di ferro, zinco e vitamine.

 

2.   Quali altri aspetti segnano il passaggio da una dieta lattea allo svezzamento?

Certamente la maturazione dei riflessi associati alla coordinazione motoria e alla deglutizione che spinge il lattante a scoprire e a interessarsi a cibi diversi dal latte. Lo svezzamento è quindi una tappa significativa non solo per le profonde modifiche nutrizionali, ma anche per l’evoluzione psicologica e sensoriale del bambino.

 

3.      Fino a quando è raccomandato il solo allattamento al seno?

Secondo le indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’allattamento esclusivo al seno è raccomandato fino al sesto mese compiuto. Tuttavia non esiste un’epoca precisa e uguale per tutti i lattanti in cui iniziare lo svezzamento. Infatti il momento corretto per l’introduzione dei primi cibi diversi dal latte dipende da numerose variabili individuali tra cui soprattutto le esigenze nutrizionali, lo sviluppo neuro-fisiologico e anatomo-funzionale e il contesto socio-culturale. Lo svezzamento in linea generale, comunque, non deve essere iniziato prima delle 17 settimane né essere posticipato dopo le 26 settimane di vita.

 

4.      C’è diversità nello svezzamento di bambini allattati al seno e allattati artificialmente?

Studi scientifici attestano che dall’età di tre mesi circa i bambini allattati al seno subiscono un rallentamento nello sviluppo somatico rispetto a quelli che assumono una formula adattata. Ciò dipende presumibilmente dal fatto che le concentrazioni di alcuni nutrienti sono in genere più elevate nelle formule, rispetto ai valori medi del latte materno, e che i bambini allattati artificialmente vengono spinti ad ingerire maggiori volumi di latte dalla nutrice che viene gratificata solo quando il bambino svuota completamente il biberon. In linea teorica dunque, lo schema di svezzamento dovrebbe essere individualizzato anche in base al tipo di latte assunto. Va detto comunque che lo svezzamento deve prevedere per tutti i bambini un cambiamento nella dieta ogni 5 giorni, questo per non accavallare l’introduzione di nuovi alimenti e dare così al piccolo il tempo per adattarsi e per individuare anche eventuali intolleranze alimentari.

 

5.      Il latte deve continuare a far parte della dieta del bambino anche durante lo svezzamento?

Certamente, il latte materno continuerà ad essere una parte importante dell’alimentazione del bambino. Infatti esso sembra essere in grado di preparare all’introduzione dei primi alimenti solidi e per questo è raccomandabile l’assunzione anche nelle prime fasi dello svezzamento. In alternativa o in aggiunta al latte materno, se questo non è sufficiente, possono essere utilizzate formule artificiali di proseguimento adattate ai fabbisogni nutrizionali del bambino nel secondo mese di vita.

 

6.      Quando introdurre invece nella dieta il latte vaccino?

Tra i Paesi industrializzati vi sono differenze per quanto riguarda le raccomandazioni per l’epoca di introduzione di latte vaccino. Se, infatti, nella maggior parte dei casi si consiglia di attendere fino ai 12 mesi, in paesi come ad esempio Canada, Svezia e Danimarca, il latte vaccino viene introdotto già dai 9-10 mesi. La principale motivazione per procrastinare l’introduzione del latte vaccino sta nel fatto che si tratta di un alimento povero di ferro, una sostanza invece fondamentale per lo sviluppo del bambino. Inoltre la sua precoce assunzione può influire negativamente sulla crescita, sulla sensibilizzazione allergica, sulla pressione arteriosa e sul rischio di obesità. In ragione di questi aspetti, l’introduzione del latte vaccino dovrebbe cominciare oltre l’anno di vita e, anche ammettendo l’aggiunta di piccoli quantitativi di latte vaccino agli alimenti dello svezzamento (per esempio i cereali), esso comunque non deve rappresentare l’alimento latteo principale prima dei 12 mesi.

 

7.      Quali sono le principali raccomandazioni da tenere a mente durante il periodo dello svezzamento?

Occorre ricordare che la dieta, durante lo svezzamento, deve essere bilanciata nell’apporto di macronutrienti e non favorire un eccesso di proteine a svantaggio della componente glucidica e soprattutto lipidica. Inoltre durante questo periodo più del 90% del ferro necessario nei bambini allattati al seno deve essere fornito da alimenti diversi dal latte, assicurando quindi la presenza di cibi ricchi di questa sostanza (carne e verdure, ad esempio). Va evitata invece sia la precoce (<4 mesi) sia la tradiva (>7 mesi) introduzione di glutine; il momento e il modo più opportuni sono una somministrazione graduale mentre il bambino è ancora allattato al seno, così da ridurre il rischio di celiachia, diabete e allergie. In caso di dieta vegetariana, invece, bisogna assicurare un apporto di latte (materno o formule adattate) di almeno 500 ml al giorno, evitando la somministrazione di una dieta vegana, assolutamente controindicata perché a ridotto contenuto di alcuni nutrienti fondamentali come proteine e ferro. Infine, è fondamentale non salare gli alimenti introdotti con lo svezzamento e abolire il consumo di succhi di frutta o bevande contenenti zucchero.

 

8.      Può proporci uno schema tipo per lo svezzamento nei diversi mesi?

A 5-6 mesi, i pasti devono essere circa 4-5 nell’arco della giornata, costituiti da 3-4 pasti di latte (materno o formulato, fino a 6 mesi tipo 1, dai 6 mesi tipo 2); 1 pasto (di solito a mezzogiorno, ma senza che ciò costituisca un obbligo) con pappa in brodo vegetale; a metà mattina o nel pomeriggio della frutta (mela o pera grattugiata senza zucchero). Dai 6-7 mesi, alla sera il bambino può provare una seconda pappa, identica a quella del mezzogiorno, ma con il formaggio (parmigiano, formaggino, ricotta, emmenthal, asiago, formaggi freschi senza conservanti) o il prosciutto cotto (liofilizzato o magro al naturale frullato oppure omogeneizzato) al posto della carne. Anche in questo periodo i pasti nell’arco della giornata devono essere circa 4-5 suddivisi in 2 pasti di latte (materno o di proseguimento); 2 pasti con pappa in brodo vegetale; a metà mattina o nel pomeriggio della frutta (mela o pera o banana grattugiate/schiacciate senza zucchero). A 7 mesi è possibile introdurre al pomeriggio dello yogurt intero naturale, da solo o con frutta (possibilmente fresca), mentre a pranzo o cena, in alternativa alla carne e al parmigiano, 1-2 volte alla settimana si possono introdurre formaggi freschi (ricotta, crescenza, mozzarella) 30-40 g, prosciutto cotto magro "naturale" frullato 20-30 g, legumi lessati e passati (polpa) 4-5 cucchiai. A 8 mesi è possibile proporre, in alternativa alla carne, 1 volta alla settimana del pesce. Infine a 9 mesi, in alternativa alla carne, 1 volta alla settimana, è possibile cominciare a fare assaggiare del tuorlo d'uovo crudo (1 cucchiaino), del pomodoro, agrumi, frutta fresca di stagione e sostituire al brodo vegetale il brodo di carne.

 

9.      Alla fine del primo anno l’alimentazione cambia?

Normalmente i pasti diventano 4 nella giornata: due a base di latte o latticini, con latte materno (ove disponibile) oppure latte adattato di proseguimento (circa 250 ml a pasto) o latte vaccino intero; yogurt (1 vasetto di yogurt intero + frutta e/o biscotto); ricotta (80 g + miele o biscotto); farine lattee (alla frutta, ai cereali o al biscotto) e due pasti a base di minestrina. Per bambini particolarmente precoci, si può frazionare un pasto in un primo piatto di pastina o riso asciutti con olio e parmigiano (e pomodoro) e un secondo piatto di carne o pesce o prosciutto cotto, con passato di verdure.

 

10. Con che frequenza e che tipo di carne e pesce dare al bambino?

Per la carne non esistono particolari differenze tra omogeneizzati e liofilizzati; questi ultimi sono preferibili nei primi mesi perché assunti con maggiore facilità. Una volta accettata la pappa è possibile passare alla carne fresca, cotta al vapore e frullata. In genere, si consiglia di utilizzare il manzo, perché più ricco di ferro. Va detto però che la carne dovrebbe essere aggiunta alla pappa non più di 4-5 volte alla settimana; all'inizio negli altri pasti potrà essere sostituita con un cucchiaio di parmigiano, poi con altro formaggio o prosciutto, e infine con legumi, uovo, pesce. Con il crescere del peso e, quindi, delle necessità nutrizionali, è possibile aumentare la quantità di liofilizzato o omogeneizzato (10 grammi e rispettivamente 80 grammi = 1 vasetto) e provare carni diverse come il pollo, il tacchino e il vitello. Il pesce invece può essere introdotto nella dieta del lattante a partire dagli 8 mesi e non prima, per evitare sensibilizzazioni allergiche. Normalmente lo si aggiunge alla minestrina vegetale, al posto della carne, oppure lo si propone a parte, condito con olio e passato di verdure; se gradito, lo si prepara anche 2-3 volte alla settimana. Esistono in commercio sia il liofilizzato che l'omogeneizzato, ma è possibile utilizzare il pesce fresco (o quello surgelato) cotto a vapore o bollito.  Naturalmente è preferibile iniziare con i pesci più magri (cioè trota, sogliola, nasello, merluzzo, dentice, cernia, luccio, branzino, orata, rombo e palombo), ma dopo l'anno di età si può passare a qualsiasi varietà. Non è invece consigliabile neanche l'assaggio di crostacei (gamberi, granchi, aragoste) o di molluschi (seppie, calamari, vongole, cozze). In caso di familiarità per allergia (2 genitori/un genitore e un fratello/ 2 fratelli allergici), l'introduzione del pesce va rinviata a dopo l'anno di età.

 

11. Per gli altri alimenti invece?

Per ciò che riguarda l’uovo, un alimento ricco di ferro, di colesterolo e di proteine e quindi utilissimo nella dieta, ma insieme al latte di mucca fra i principali responsabili di allergia alimentare nel bambino, va provato gradualmente dopo i 9 mesi di età. Innanzitutto va assaggiato il tuorlo (crudo, prima qualche cucchiaino aggiunto alla minestrina e poi un tuorlo intero al posto della carne, una volta alla settimana) e dopo l'anno di età anche l'uovo intero (alla coque, sodo, strapazzato con il formaggio o cotto nella salsa di pomodoro; è permessa la frittata, purché cotta al forno o in padella antiaderente senza grassi). Sono da preferirsi le uova confezionate, perché meglio controllate sul piano igienico e in caso di familiarità per allergia (2 genitori/un genitore e un fratello/2 fratelli allergici), l'introduzione nella dieta va rinviata a dopo l'anno di età. Per i formaggi si sconsigliano i formaggini, soprattutto se contengono polifosfati. Infine per ciò che concerne frutta e verdura si consiglia la frutta fresca di stagione (in caso di rifiuto possono essere somministrati gli omogeneizzati di frutta non zuccherati), le spremute o i frullati. Pomodoro e agrumi vanno invece introdotti dopo l'anno specie in caso di alto rischio allergico (2 genitori/un genitore e un fratello/2 fratelli allergici)

 

 

 

Francesca Morelli