Interviste
Combattere il diabete? Si inizia da uno stile di vita sano - Seconda parte
28/02/2011
Geremia Bolli
1. Chi soffre di diabete come deve regolamentare l’attività fisica?
L’attività fisica deve essere praticata regolarmente senza davvero strafare: basta una intensità paragonabile a una camminata a passo veloce per un tempo di almeno 30 minuti al giorno per cinque gironi alla settimana. Ci sono davvero tante possibilità di fare un po’ di moto nella nostra quotidianità: spostarsi preferibilmente a piedi o in bicicletta o se si deve usare l’auto, parcheggiandola a una certa distanza dal luogo di destinazione per proseguire a piedi, scendendo dall’autobus alcune fermate prima della meta terminando il percorso camminando, usando le scale invece dell’ascensore, portando spesso a spasso il cane, sono solo alcuni esempi. Una buona attività fisica a lungo andare, oltre a migliorare l’ossigenazione dei tessuti e la circolazione, aiuta anche a diminuire il peso e consentire di ridurre il quantitativo di farmaci ipoglicemizzanti. Chi soffre di diabete di tipo 1 deve però fare attenzione durante l’attività fisica ai segnali e alle risposte del loro corpo e ad adottare alcune precauzioni per evitare alterazioni della glicemia.
2. A quali rischi potrebbero andare incontro?
Prima di iniziare uno sport è bene monitorare con maggiore attenzione la glicemia e fare eventuali aggiustamenti terapeutici relativi alla quantità di insulina iniettata, all’orario delle iniezioni e alla quantità di carboidrati ingeriti. Infatti nelle ore successive all’attività fisica aumenta la sensibilità all’insulina ed il calore prodotto dal movimento può favorire un assorbimento più veloce di quella depositata nei tessuti. È questa la ragione per cui prima dell’attività fisica non si deve effettuare l’iniezione nelle zone direttamente coinvolte dallo sforzo muscolare, così come vanno evitati ambienti caldo-umidi come le saune, o le docce troppo calde e prolungate. Per questo l’insulina andrebbe sempre iniettata nell’addome.
3. Quindi che tipo di attività sportive sono consentite?
Sono preferibili attività di tipo aerobico che richiedono sforzi costanti ma non eccessivi, quali trekking, marcia, ginnastica, nuoto, danza evitando così il rischio di ipoglicemia. Sono invece da evitare gli sport che comportano sforzi intensi ma non costanti (come la lotta e il pugilato) o che possono risultare pericolosi in caso di ipoglicemia (come il motociclismo o l’attività subacquea). In caso di attività fisica il controllo del diabete sia prima che durante che dopo è indispensabile per monitorare accuratamente i valori di glicemia.
4. E per l’attrezzatura? Occorrono precauzioni particolari?
Sono molto importanti le scarpe visto che le ulcerazioni indolori ai piedi sono una delle maggiori complicanze del diabete quando esso abbia una durata di decenni e non sia stato ben controllato in passato. È necessaria poi una costante idratazione, bevendo anche se non si ha lo stimolo della sete soprattutto in caso di allenamenti molto lunghi.
5. Riguardo all’alimentazione, che cosa privilegiare?
La dieta dei diabetici non è diversa da quella raccomandata in generale a qualsiasi persona: pochi grassi, poche carni rosse e insaccati, uso limitato di zucchero e sale e maggior consumo di frutta e verdura. Obiettivo della dieta, specie per il diabetico, è infatti quello di ridurre il rischio di complicanze del diabete e di malattie cardiovascolari attraverso il mantenimento di valori di glucosio e lipidi plasmatici e dei livelli della pressione arteriosa il più possibile vicini alla normalità. Non è consigliabile fare la suddivisione degli alimenti in pasti principali e merende, ma mangiare tre volte al dì assumendo carboidrati, proteine e grassi nelle dosi e proporzioni corrette (50-55% carboidrati, 20-25% proteine e 20% grassi). E’ importante non superare un certo tetto calorico giornaliero per evitare l’obesità.
6. Che cos’è l’ipoglicemia e come comportarsi?
Si parla di ipoglicemia quando il tasso di glucosio nel sangue scende al di sotto del valore normale di 70 mg/dl (3.9 mmol/L). le manifestazione più comuni di crisi ipoglicemica sono la comparsa di sintomi come tremori, palpitazioni, fame intensa, pallore, scialorrea e convulsioni. È una situazione acuta che deve essere trattata velocemente. Nelle forme lievi è sufficiente consumare zucchero a rapido assorbimento (zucchero, miele, caramelle ecc.) Invece in caso di ipoglicemia grave con paziente incosciente (situazione abbastanza frequente nei diabetici trattati con insulina), è necessaria un'iniezione intramuscolare di glucagone o endovenosa di glucosio.
7. E in caso di iperglicemia?
L'iperglicemia è la condizione opposta in cui si verifica un'eccessiva quantità di glucosio nel sangue. La manifestazione più comuni è la sete intensa. Se compaiono dolori addominali con vomito allora si tratta del pericoloso stato di cheto-acidosi a cui si associa una progressiva alterazione della coscienza con irrequietezza, agitazione, stato confusionale, coma, polso debole e rapido, pelle rossa, secca e calda, alito dal caratteristico odore di acetone. È possibile cercare di prevenire le crisi iperglicemiche assumendo regolarmente i farmaci prescritti e seguendo attentamente la dieta unita a regolare attività fisica. La cheto-acidosi si può prevenire con una attenta gestione della terapia insulinica.
8. Che tipo di farmaci vengono usati per la cura del diabete di tipo 2?
Solo quando le modificazioni dietetiche e comportamentali non riescono a riportare i livelli glicemici a valori accettabili, si può ricorrere a speciali farmaci per il diabete. E' bene chiarire, innanzitutto, che questi medicinali non devono sostituirsi, ma associarsi, alla correzione dello stile di vita; in questo modo è infatti possibile sfruttare l'azione sinergica dei due interventi terapeutici.
I farmaci per il diabete di tipo 2 sono raggruppati sotto il nome di "ipoglicemizzanti orali". Assunti da soli o in combinazione tra loro, riescono generalmente a tenere sotto controllo il diabete, anche se può servire tempo prima di trovare la dose o le combinazioni più adatte al singolo paziente. La buona risposta agli ipoglicemizzanti orali dura pochi anni, ed è necessario un uso precoce delle iniezioni di insulina, che rappresentano invece da subito l’unica terapia del diabete di tipo I.
I farmaci impiegati per la cura del diabete di tipo 2 possono agire a vari livelli, stimolando le cellule B del pancreas a secernere insulina, rallentando l'assorbimento intestinale dei carboidrati, diminuendo la produzione di glucosio da parte del fegato, aumentando la sensibilità dei tessuti all'ormone o mimandone l'azione biologica.
Francesca Morelli




