Interviste

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Universo celiachia: dove siamo e dove stiamo andando


06/12/2010

​Maria Teresa Bardella

Sono celiaco: addio a manicaretti, prelibatezze e dolcezze. Vero o falso? Celiachia: trent’anni fa un grosso problema. E oggi, dove siamo arrivati, quali sono gli obiettivi della ricerca? Ne abbiamo parlato con Maria Teresa Bardella, Responsabile del Centro per la Prevenzione e diagnosi della malattia Celiaca presso il Policlinico di Milano

 

1.        Dottoressa Bardella, che cos’è la celiachia e quanti ne soffrono?

La celiachia è una intolleranza permanente al glutine, ossia ad una proteina che è presente in alcuni cereali e in moltissimi alimenti che li contengono: pasta, pane, biscotti e tutti i cibi contenenti frumento, farro, orzo, kamut, segale in forma naturale o che hanno tra i componenti il glutine come addensante. La celiachia è un problema che riguarda una larga fascia di popolazione, più di quanto si pensi. Si stima infatti che in Italia ad esserne colpiti sia all’incirca un soggetto ogni 100-150, anche se i diagnosticati risultano essere molto inferiori.

 

2.        Che cosa accade nell’organismo quando si sviluppa questa intolleranza?

Nello sviluppo della celiachia è coinvolta la zonulina, una proteina che regola l’ingresso delle sostanze nell’intestino. Prodotta in quantità abnorme nei celiaci, aumenta la permeabilità intestinale consentendo anche il passaggio del glutine. Giunto nell’intestino tenue, il glutine riesce così a penetrare l’epitelio di rivestimento, scatenando una reazione impropria dei linfociti T. Queste cellule del sistema immunitario, per far fronte a un elemento che ritengono “aggressivo”, liberano una serie di sostanze (citochine ed altre) che alla lunga danneggiano la mucosa intestinale fino a far atrofizzare i villi, cioè quelle piccole strutture sulla superficie interna dell’intestino che servono ad assorbire i nutrienti.

 

3.    Quali sono i sintomi più comuni che denunciano un problema di celiachia?

Occorre fare attenzione perché in fase iniziale i sintomi, molteplici e molto diversi fra loro, potrebbero dare adito a pensare a malattie di altra natura. Infatti i disturbi più comuni sono dolori addominali ricorrenti, diarrea cronica, perdita di peso, anemia, dolori alle ossa, stanchezza. Con l’evoluzione della patologia possono subentrare poi ritardi nella crescita, irritabilità specie nei bambini, ulcere dolorose nella bocca, irregolarità del ciclo mestruale, e in età adulta si possono avere problemi di infertilità, aborti ripetuti nella donna e,in età avanzata, manifestazioni di osteoporosi più marcata.

 

4.       Quali sono le cause della celiachia? Si nasce già celiaci?

Si nasce con una predisposizione alla celiachia, anche se essa può restare latente a lungo e esplodere in età matura o in qualsiasi momento della vita o non manifestarsi mai. Le cause scatenanti sono più frequentemente riconducibili a fattori ambientali - quali una infezione gastrointestinale virale o batterica, lo stress o la gravidanza ad esempio-, piuttosto che genetici:

 

5.    Esistono esami specifici che possono diagnosticare o confermare la celiachia?

Un semplice esame del sangue può essere indicatore della possibile presenza della celiachia. Tenendo in considerazione la predisposizione genetica, che comunque ha la sua importanza nello sviluppo della malattia, sarebbe opportuno che coloro che hanno familiari o parenti che soffrono di questo disturbo o che presentano sintomi che possono insospettire, si sottoponessero a test per la ricerca di anticorpi specifici che nel 98% dei casi suggeriscono con attendibilità la celiachia. Il secondo test che va eseguito (sempre in presenza di positività del sangue e mentre si segue una dieta contenente glutine) è la biopsia intestinale che dà informazioni sullo stato dei villi intestinali. Infatti può accadere che nonostante il risultato dei test ematici sia positivo, l’intestino sia ancora integro; questo è un dato importante poiché significa che la celiachia non si è ancora manifestata nella sua totalità e tale situazione va tenuta sotto controllo.

 

6.    I celiaci devono rinunciare a molto a tavola?

Questa condizione era vera circa 30 anni fa. Oggi i celiaci possono gustare buoni piatti anche fuori casa. Infatti sono molti i ristoranti e pizzerie, distribuiti su tutto il territorio, che cucinano pietanze senza glutine. Anche l’industria alimentare ha messo sul mercato una ricca gamma di prodotti privi di questa proteina che hanno acquistato un boom particolare dal 2001, quando il Servizio Sanitario Nazionale ha cominciato a fornirli gratuitamente ai celiaci, provvisti di autorizzazione ASL, che li possono ritirare in farmacia e, in alcune regioni, anche presso i supermercati.

 

7.       Che cosa contengono i biscotti o i grissini senza glutine?

In genere sono costituiti da materie prime che si trovano già in natura prive di questa proteina, e poi elaborati e insaporiti. Spesso sono a base di cereali innocui, come riso e mais, uniti a grano saraceno che è un vegetale che non appartiene alla famiglia delle graminacee ma che ha caratteristiche simili. Non è stato semplice creare alimenti sostitutivi privi di glutine che avessero il gusto tradizionale del frumento e che potessero accontentare anche le persone che hanno sviluppato la celiachia in età adulta e sono ben consce del sapore della farina tradizionale.

 

8.    C’è qualche novità in tema di cibi per celiaci?

       Direi che la novità più importante riguarda la creazione di alimenti contenenti amido di frumento cui viene tolto il glutine attraverso un procedimento fisico che fa in modo che il quantitativo di questa proteina non superi il limite delle 20 parti per milione. Questo processo ha permesso di rendere ancora più vasta la scelta degli alimenti per i celiaci che possono disporre oggi di oltre 1900 prodotti specifici e/o senza glutine, contro i 281 prodotti in commercio prima del 2001.

 

9.       Dove è possibile trovare la lista dei prodotti disponibili?

Il sito dell’Associazione Italiana per Celiaci ha messo on-line un lungo elenco di cibi vietati e permessi, arricchiti da una serie di gustose ricette che comprendono aperitivi, antipasti, dolci, gelati e primi piatti compreso la pasta. Esistono poi anche cataloghi di interi prodotti sulle pagine web delle aziende specializzate. Ricordiamo inoltre che i prodotti privi di glutine sono riconoscibili dalla presenza della spiga sbarrata sulle diverse confezioni.

 

10.  Ci sono novità in tema di terapia e quali sono i trattamenti più utilizzati per la cura della celiachia?.

Al momento l’unica terapia rimane la dieta priva di glutine. Siamo tuttavia molto ottimisti poiché gli studi oggi in atto ci portano a pensare di poter presto parlare di vere e proprie terapie anticeliachia. Le linee di ricerca più importanti sono tre. E’ attualmente al vaglio e alla sperimentazione clinica l’uso di una pillola capace di inibire la produzione di zonulina. Questo prodotto impedirà l’ingresso del glutine nell’organismo, consentendo l’integrazione nella dieta dei celiaci di alimenti quali pane e pasta senza causare danno all’intestino. Si è già conclusa la fase di sperimentazione II B ed i dati sono ora all’esame della Food and Drug Admnistration che stabilirà se è possibile continuare nell’ultima fase di sperimentazione che, se avrà successo, consentirà la messa in commercio del prodotto. Va detto tuttavia che si tratterà comunque di una pillola utile per affrontare situazioni ‘episodiche’, come un pranzo di lavoro, pranzi in mensa, cene con gli amici, poiché la dieta base per i celiaci resterà comunque senza glutine. Si sta poi tentando di realizzare – ed è questa la seconda linea di ricerca - un vaccino sperimentale che mira a interrompere la reazione immunitaria impropria presentando le molecole ai linfociti T in modo da non scatenare la produzione di citochine, responsabili dirette dei danni all’intestino. Il tentativo è dunque quello di cercare di riprogrammare il sistema immunitario e portarlo nuovamente a tollerare il glutine. Se il vaccino funzionasse, si assisterebbe ad una vera e propria rivoluzione: sarebbe infatti la prima volta che una patologia immunitaria arriva ad essere curata definitivamente. La terza opzione di ricerca si orienta a verificare la capacità di un enzima di spezzettare nello stomaco le molecole di glutine che, arrivando così frammentate nell’intestino, non dovrebbero più scatenare la reazione immunitaria. Siamo però solo ad una fase iniziale e ci vorranno anni prima di arrivare a risultati pratici e di efficacia sull’uomo.

 

Francesca Morelli