Recensione libri
L’uomo con il camice bianco, di Umberto Veronesi e Alberto Costa
07/09/2011
Umberto Veronesi, per il cui nome non occorrono presentazioni, racconta in una biografia inusuale, la sua vita: il volto pubblico, quello di medico che ha scelto di dedicarsi all’oncologia (quando ancora questa branca delle medicina era per pochissimi eletti che amavano lanciarsi nelle ‘grandi sfide’) e quella più privata dell’uomo che ha conosciuto fin da giovanissimo il valore della vita ed il timore di perderla (quando è saltato su una mina durante la guerra, tenendo ancora in corpo frammenti di quelle schegge), esperienza forte e pregnante a tal punto da portarlo a fare della difesa dell’esistenza umana la “sua” missione.
Ed è proprio e sempre per la vita, in ogni sua forma ed in qualsiasi aspetto, che ha condotto le sue più importanti battaglie: per la tutela della sua qualità, apportando nella medicina una tipologia di chirurgia innovativa, efficace ma conservativa, che salvaguardasse la dignità della donna (mettendosi così contro i principi dell’oncologia del tempo che volevano la completa asportazione del seno per ‘salvare’ la vita), per il rispetto al diritto di autodeterminazione nelle questioni di vita o di morte – fosse quella di una madre che decide di abortire la propria creatura (promosse la legge sull’aborto), alle scelte ultime che determinano il distacco dall’esistenza terrena, sostenendo il testamento biologico anche attraverso la voce della Fondazione nata pochi anni fa e che porta il suo nome, fino alle battaglie a più largo respiro per la difesa della vita universale con il diritto all’alimentazione per ogni creatura vivente (dedicando a questa tematica una delle edizioni del congresso annuale veneziano ‘Future of Science’ organizzato dalla sua Fondazione) o all’ostinata lotta agli armamenti e alla promozione della pace, garanzia di un futuro migliore per l’umanità.
Ma le battaglie, che andrebbero citate e raccontate, sono ancora innumerevoli e forti. Per portare avanti il ‘suo’ nuovo concetto di medicina ha accettato negli anni ’70 la Direzione dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, ha fondato poi negli anni ’90 l’Istituto Europeo di Oncologia di cui è tuttora Direttore Scientifico, e ha svolto incarichi di Presidenza in alcune delle maggiori società nazionali ed internazionali che si battono per dare scacco matto al cancro.
Il suo nome è legato non solo all’oncologia, ma anche a importanti incarichi politici, da Ministro della Sanità nel governo Amato, a quello di Senatore, fino all'incarico a Presidente per l'Agenzia per la Sicurezza sul Nucleare, abbandonato nei giorni scorsi dopo mille polemiche.
Non una classica biografia, quella scritta dall’oncologo Umberto Veronesi, insieme all’amico e collega Alberto Costa che lo ha incentivato in questa avventura (nonostante lui non si ritenga uno scrittore), ma un viaggio attraverso i momenti, le sfide, le difficoltà, il dolore, le lacrime che hanno segnato tappe indelebili nella sua vita di medico e di uomo.
Il segreto della sua determinazione, della sua forza e accettazione (mai rassegnata) di qualsiasi prova il destino voleva mettergli davanti, della sua ostinazione nelle battaglie quotidiane? La fiducia nelle potenzialità dell’uomo (non è religioso e non crede in una presenza divina che regolamenti la vita umana) e nei propri convincimenti che – a torto o a ragione – porta e ha portato avanti con assoluta determinazione.
Consapevole di ogni sua azione, quotidianamente: dal momento in cui entra in sala operatoria, a quello in cui decide durante una visita delle sorti di un malato, all’organizzazione di riunioni e incontri che possono o potrebbero dare vita a qualche cosa di importante che sia di carattere scientifico e/o sociale poco importa, fino alle decisioni in merito alle sue battaglie più ardue: tentare interventi conservativi con la tecnica della quadrantectomia o del linfonodo sentinella sfidando i canoni tradizionali imposti dalla medicina del tempo; proibire il fumo nei locali pubblici portando così l’Italia, dopo l’Irlanda, ad essere tra i primi Paesi a combattere il tabagismo ed il fumo passivo; o le più importanti e spinose questioni dei centri di cura.
Le sue non sono soltanto battaglie politiche, la sua voce non è riecheggiata soltanto tra le aule del Senato o nei Ministeri (portando spesso anche scompiglio per la controtendenza del suo pensiero), le sue sono battaglie etiche per la difesa dei diritti del malato (a lui si deve a tal proposito l’istituzione di un decalogo, che per chi ha avuto la fortuna di entrare nel suo caldo e accogliente ufficio, può vedere troneggiare al fianco della sua scrivania a rammentare ogni istante i principi per cui la medicina vive, lavora, si cimenta quotidianamente), al diritto ad essere informati sulle cure e sugli effetti collaterali o le possibilità di guarigione.
Ma quella che questa biografia presenta, è soprattutto la storia di un uomo che per la ‘sua’ missione a salvaguardia della vita non si è risparmiato, anche nella raccolta di fondi da destinare alla ricerca oncologica fondando l’AIRC, l’associazione che ogni anno dona innumerevoli borse di studio a giovani medici proveniente da ogni paese della terra per diffondere il pensiero scientifico per portare in ogni cantone della terra una speranza di vita in più fra le persone affette da neoplasie, alcune delle quali restano ancora oggi i più temibili ‘big killers’ dei paesi industrializzati.
La sua direzione all’Istituto Nazionale dei Tumori, la creazione dell’Istituto Europeo di Oncologia, le innovazioni chirurgiche, diagnostiche e terapeutiche nel campo del tumore del seno hanno più e più volte condotto il suo nome alla ribalta fra le pagine di quotidiani e platee internazionali, e ad essere richiesto nelle aule dei più grandi congressi mondiali, tanto da fare entrare l’Italia (all’improvviso e inaspettatamente a fianco degli USA) tra i Paesi referenti nel campo dell’oncologia.
Ancora oggi Veronesi non sente il peso dei suoi anni, vive con l’entusiasmo giovanile che è sempre stato il suo compagno di viaggio, le sue battaglie quotidiane dall’alba al tramonto, non risparmia la sua fiducia e il suo sorriso ai malati e, fermamente, crede che dal futuro (prossimo) avremo anni sempre più lunghi e liberi da malattia. Fino a quando si potrà mettere davvero la parola fine al cancro.
È lui la mente dell’oncologia, è lui l’uomo del passato e del presente in questo ambito delle medicina. Il futuro aspetta un nome, ma sarà difficile (direi impossibile) emularlo o forse anche solo trovarlo.
Francesca Morelli
L'uomo con il camice bianco, Umberto Veronesi e Alberto Costa, Rizzoli, 2009




