Recensione libri
Quelle stanze piene di vento, Francesca Di Martino, Einaudi Stile Libero, 2009
01/06/2009
Una donna, il ritorno alla sua città, lo scontro di due mondi inavvicinabili
Un fatto di cronaca nera, la morte suicida di Teresella Marra – italiana - e Alì Tayyb – tunisino-, richiama Anna, insegnante fresca di pensione, a fare ritorno a Napoli, sua città natale, e a indagare sulle ragioni che hanno spinto due giovani nel fiore della giovinezza a un insano gesto. Il ritrovamento del diario della ragazza svela ad Anna quanto già sospettava: le difficoltà, le divergenze e le disarmonie di due mondi troppo lontani per tradizioni e culture per riuscire a convivere, la cui corruzione e leggi di potere non chiudono gli occhi nemmeno di fronte all’affetto sincero di due innamorati. Anna avvicina le due famiglie e tra le vie della Pignasecca, uno dei quartieri più a rischio di Napoli, scoprirà un volto dimenticato della sua città, per lei trapiantata al nord, quello della camorra che da un lato protegge i ‘suoi’ immigrati schierandosi dalla parte del più debole e dall’altro sfrutta le risorse fisiche e morali di ogni individuo. Le indagini di Anna portano alla drammatica scoperta che la famiglia Marra è legata ai tentacoli della camorra e Alì invischiato con pericolosi gruppi terroristici per i quali il ragazzo sarebbe stato disposto a qualsiasi cosa… Dura la tematica affrontata da Francesca Di martino nel suo romanzo: il conflitto e l’impossibile integrazione di due mondi, ciascuno arroccato su convinzioni, falsi ideali e una morale scaltra che non lasciano spazio ad alcun tipo di intesa. Una distanza che diventa solitudine intellettiva, quando si scontra contro il razzismo di pensiero e di gerarchia che non consente lo sviluppo libero e armonico delle individualità e dei sentimenti. Ma è soprattutto la solitudine dell’anima, privata del calore di un abbraccio e inaridita da troppi silenzi che ogni donna del romanzo, a qualsiasi ceto o generazione appartenga, sperimenta. Donne sole contro le battaglie della vita, le responsabilità che il loro ruolo richiede in una società assoggetta al volere maschile, donne sole nella lotta per dare un volto al proprio corpo e alla propria vita. La prosa della Di Martino è lirismo che dà luce anche ai luoghi più pittoreschi di una Napoli cruda: i profumi della terra, il colore del dialetto, il biancore abbagliante del mare a cui si contrappongono la freddezza di sguardi taglienti e il silenzio delle strade affollate, sorde e vuote di ogni umana comprensione.
Francesca Morelli





