Particolare attenzione va prestata, nell’ambito delle patologie su base tromboembolica, alla Sindrome da anticorpi antifosfolipidi, assai tipica del sesso femminile. Crediamo utile un approfondimento di tale malattia, in quanto poco conosciuta sia dai medici che dalle pazienti.
Gli anticorpi antifosfolipidi sono una famiglia di autoanticorpi diretti contro fosfolipidi prevalentemente di membrana. Essi esercitano un’azione procoagulante attraverso il potenziamento dell’attivazione e della aggregazione piastrinica e l’induzione di una aumentata espressione di molecole proadesive sulla superficie delle cellule endoteliali. I principali anticorpi anti-fosfolipidi sono gli Anticorpi del Lupus Anticoagulant (che, malgrado il loro nome, sono associati clinicamente a fenomeni tromboembolici anziché emorragici) e gli Anticorpi anti-Cardiolipina. La sindrome da anticorpi antifosfolipidi è una patologia a carattere trombotico, la cui diagnosi richiede la coesistenza di almeno un criterio clinico (-a) uno o più episodi di trombosi venosa, arteriosa o dei piccoli vasi, in qualsiasi organo o tessuto; -b) uno o più aborti di feti normali durante o dopo la decima settimana di gestazione; -c) tre o più aborti spontanei prima della decima settimana di gestazione) e di almeno un criterio laboratoristico (-a) positività degli anticorpi anticardiolipina; -b) positività degli anticorpi del lupus anticoagulant). La sindrome da anticorpi antifosfolipidi può essere primitiva (quando si presenta in pazienti senza coesistenza di altre patologie autoimmuni) o secondaria (quando si manifesta in soggetti affetti da altre malattie, in particolare il lupus eritematoso sistemico); tra i pazienti con lupus eritematoso sistemico, il 12-30% presentano anticorpi anticardiolipina e il 15-35% anticorpi del lupus anticoagulant, sviluppando una sindrome clinica da anticorpi antifosfolipidi nel 50-70% dei casi). La sindrome da anticorpi antifosfolipidi è associata clinicamente alla comparsa di tromboembolie venose (in particolare agli arti inferiori), di trombosi arteriose con conseguenti fenomeni ischemici (occlusioni coronariche, occlusioni arteriose cerebrali con strokes e transient ischemic attacks, occlusioni retiniche, renali e/o pedidie), di trombosi microangiopatiche sistemiche. Le donne con sindrome da anticorpi antifosfolipidi presentano una incidenza estremamente elevata di aborti, in particolare nella fase fetale dello sviluppo (dieci o più settimane di gestazione); si ricordi che nella popolazione generale gli aborti hanno luogo più comunemente nella fase preembrionaria (meno di sei settimane di gestazione) o embrionaria (da sei a nove settimane di gestazione). La terapia della sindrome da anticorpi anti fosfolipidi prevede l’utilizzo continuativo di farmaci anticoagulanti orali (trattamento con warfarin di intensità intermedia – PT INR 2-2,9 – o elevata – PT INR 3,0 o più) e, nelle pazienti gravide, di eparina a basso peso molecolare, eventualmente associata ad aspirina a basse dosi.