Esistono due forme di diabete. Il diabete tipo 1 è caratterizzato dalla distruzione delle beta cellule del pancreas su base autoimmune o idiopatica (eziologia non nota) e conduce ad un deficit insulinico assoluto. Il diabete tipo 2 è invece determinato da una graduale lenta riduzione della secrezione di insulina, in aggiunta ad una alterata sensibilità dei tessuti all’azione dell’insulina, meglio definita come insulino-resistenza.
Esistono altre forme meno frequenti di diabete dovuti a cause note, come difetti genetici della funzione delle beta cellule o dell’azione insulinica, malattie del pancreas (es. pancreatite, fibrosi cistica, tumori pancreatici) o indotto da farmaci o sostanze chimiche (farmaci usati nel trattamento dell’AIDS o dopo trapianto di organo, primo tra tutti il cortisone)
Nel mondo sono più di 170 milioni le persone affette da diabete e in Italia sono quasi 3 milioni. Questo numero è destinato a crescere esponenzialmente nei prossimi anni soprattutto nei Paesi Industrializzati, in conseguenza non solo dell’aumento della popolazione e della durata della vita media, ma anche delle abitudini di vita, come la scorretta alimentazione e la mancanza di esercizio fisico.
Si è rilevato una maggiore prevalenza nel sesso femminile (m:f=1:1,25).
In particolar modo il diabete di tipo 2 spesso si manifesta in un momento molto delicato della vita della donna: la menopausa che comporta alterazioni di tipo ormonale ed è associata spesso ad un aumento del peso corporeo può associarsi ad alterazioni dello stato glucidico, dalla sindrome metabolica al diabete vero e proprio.
In assenza di sintomi tipici della malattia la diagnosi di diabete è definita dalla presenza di elevati valori di glicemia (glicemia a digiuno ≥ 126 mg/dl, oppure glicemia casuale ≥ 200 mg/dl, indipendentemente dall’assunzione di cibo, oppure glicemia ≥ 200 mg/dl due ore dopo carico orale di 75 mg di glucosio, test che viene eseguito in laboratorio).
Per fare la diagnosi di diabete e per lo screening è quindi necessario sottoporsi ad un prelievo di sangue venoso su cui dosare i valori di glicemia.
Il diabete è una malattia cronica e allo stato attuale non esistono terapie efficaci che possano condurre ad una guarigione definitiva.
L'aspetto positivo del diabete è il fatto che è possibile tenerlo sotto controllo. Con un piano di cura corretto è infatti possibile ridurre o addirittura prevenire le complicanze e vivere una vita sana ed appagante. Innanzitutto è molto importante lavorare a stretto contatto con il medico per determinare il trattamento più idoneo. La dieta e l’esercizio fisico sono aspetti molto importanti per la cura del diabete. L’esercizio fisico non solo riduce l’intolleranza al glucosio, migliorando la sensibilità all’insulina, ma diminuisce i fattori di rischio cardiaco e riduce e mantiene il peso corporeo. Inoltre può avere anche favorevoli effetti psicologici e fisiologici facilitando un cambiamento dello stile di vita. Nel diabete di tipo 2 sono invece indicati i farmaci ipoglicemizzanti, che riducono cioè la glicemia e facilitano l’ingresso del glucosio nelle cellule.
Nel diabete tipo 1 nel quale esiste carenza assoluta di insulina e nel diabete tipo 2 resistente alla terapia dietetica ed agli antidiabetici orali, l’insulina deve essere somministrata come terapia sostitutiva. Il trapianto di pancreas o di isole pancreatiche è limitata a pazienti selezionati.
Il diabete può determinare complicanze acute o croniche. Le complicanze acute sono più frequenti nel diabete tipo 1 e sono in relazione alla carenza pressoché totale di insulina. In questi casi il paziente può andare incontro a coma chetoacidosico, dovuto ad accumulo di prodotti del metabolismo alterato, i chetoni, che causano perdita di coscienza, disidratazione e gravi alterazioni ematiche.
Nel diabete tipo 2 le complicanze acute sono piuttosto rare, mentre sono molto frequenti le complicanze croniche che riguardano diversi organi e tessuti, tra cui gli occhi, i reni, il cuore, i vasi sanguigni e i nervi periferici.
Nelle donne in gravidanza, il diabete può determinare conseguenze avverse sul feto, da malformazioni congenite a un elevato peso alla nascita, fino a un alto rischio di mortalità perinatale.